Mosca potrebbe emergere alla fine del 2017 come la "principale superpotenza energetica" globale. Un ruolo conquistato dal Cremlino con una astuta partita diplomatico-commerciale che fa di Vladimir putin un personaggio degno di Game of Thrones, abile nello sfruttare nel nuovo scacchiere geopolitico il "caos" che da tempo agita alcuni dei principali Paesi produttori di petrolio.

E' quanto sostengono in una nuova nota gli analisti di RBC Capital Markets, secondo i quali "la Russia si prepara a capitalizzare questa situazione di caos, dal momento che è emersa come il partner preferito di questi petro-stati in difficoltà."

Uno scenario che per l'analista della banca Helima Croft, voce molto ascoltata tra gli osservatori del mercato petrolifero, è confermato dalla folta schiera di appuntamenti che proprio in questi giorni stanno riempiendo l'agenda del presidente russo. Dalla visita storica del re saudita a Mosca all'incontro di ieri con il presidente venezuelano Maduro.

Il Venezuela 

E uno dei fronti sui quali Putin sta giocando la sua partita energetica sarebbe secondo Croft proprio il paese sudamericano, dove un Maduro in difficoltà tra sanzioni Usa e crisi interna guarda proprio a Mosca per evitare il pericolo di un default da 3,5 miiardi della colosso petrolifero statale Petroleos de Venezuela SA: con la crisi dei prezzi del greggio del 2014 e anni di cattiva gestione del settore energetico, fonte indispensabile di stabilità del bilancio statale venezuelano, il Paese è entrato in una spirale di crisi politica ed economica.

E' in questo contesto, suggerisce l'analista, che la Russia e il colosso petrolifero Rosneft hanno già messo sul piatto oltre 10 miliardi di dollari tra prestiti, pagamenti anticipati di forniture di petrolio e altre forme di assistenza finanziaria. Niente però è gratis. E Rosneft detiene adesso grosse quote in 5 campi estrattivi venezuelani e progetti relativi ad altri nove.