Nel mese di maggio le quotazioni del greggio hanno registrato guadagni di oltre l'11% dopo che Russia e Arabia Saudita, maggiori produttori mondiali nonché principali artefici dell'accordo tra Paesi Opec e Paesi non Opec partito il primo gennaio 2017, si sono con sempre maggiore chiarezza espressi sull'intenzione di perseguire un'estensione del programma di tagli produttivi fino al 2018.

Le prospettive di una proroga

Un recupero che per molti analisti può proseguire e spingere ulteriormente i prezzi se, come mostrano gli ultimi segnali, la nuova intesa vedrà superati gli ultimi ostacoli al meeting del cartello petrolifero in calendario giovedì 25 maggio a Vienna: nell'ipotesi prevalente, i Paesi esportatori dovrebbero confermare l'impegno congiunto per una riduzione pari a 1,2 milioni di barili al giorno per altri nove mesi (1,8 milioni di barili al giorno con l'integrazione delle quote di riduzione assegnate agli 11 Paesi non Opec), con l'obiettivo finora non raggiunto - e ostacolato anche dalla ripresa della produzione di shale oil negli Usa - di ridurre le scorte globali e rimettere così in equilibrio domanda e offerta. 

Il tassello iracheno

L'ultima notizia è che il ministro dell'Energia Saudita, Khalid Al Falih, ha incontrato ieri il suo collega iracheno Jabar Al Luaibi, ed entrambi hanno dichiarato di sostenere una conferma del piano di tagli, prospettato come "simile al precedente, con qualche aggiustamento minore". Si tratta di una indicazione importante, perché proprio sulle intenzioni di Bagdad rispetto all'estensione dell'accordo erano arrivati negli ultimi tempi messaggi non chiari e l'Iraq è uno dei Paesi che hanno meno rispettato le quote di limitazioni produttive assegnate. Non a caso, l'annuncio ha immediatamente dato un nuovo impulso alle quotazioni del Brent, che ha registrato i massimi da un mese poco sotto la soglia dei 54 dollari al barile. Un rafforzamento che per gli analisti potrebbe essere solo la premessa per una risalita ulteriore nei prossimi mesi.