Torna a salire il petrolio o, per meglio dire, tornano a consolidarsi i piccoli rialzi registrati nei giorni scorsi. Attualmente  le quotazioni del greggio sono arrivate a sfiorare i 54,6 dollari al barile per il Brent mentre il Wti arriva a 51,40 dollari.

I numeri 

Diverse, e soprattutto contraddittorie, le informazioni che arrivano dal settore del petrolio e sul quale, tecnicamente, gli analisti dovrebbero basarsi. Prima fra tutti quella che vorrebbe il capex combinato di 44 circa compagnie petrolifere statunitensi onshore, in aumento del 72% nel quarto trimestre del 2016 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, l’aumento più cospicuo, anno su anno, dal 2012 ad oggi. Un ottimismo che trova il suo fondamento nelle notizie di una possibile estensione dell’accordo registrato dai membri OPEC e che coinvolgeva anche quelli esterni all’organizzazione per un taglio di 1,2milioni a carico dei componenti dell’organizzazione e 600mila a carico di quelli esterni, 540mila dei quali solo dalla Russia. Stando a quanto dichiarato dal segretario generale dell’OPEC Mohammad Barkindo il mercato sarebbe in fase di autobilanciamento. 

Lo stesso approccio positivo è adottato anche da UBS, secondo qui il traguardo dei 60 dollari al barile non sarebbe lontano anche tenendo conto dell’aumento dell’output previsto (in realtà in atto da tempo) sul mercato Usa. UBS sostiene che presto la domanda potrebbe assorbire l'eccesso di offerta e che, proprio in virtù di ciò, non è da escludere un ritorno delle quotazioni a 60 dollari entro tre mesi. In realtà, secondo Fabio Kuhn, amministratore delegato di Vortexa, quello dello scisto Usa è un falso problema: per capire il trend di mercato bisogna guardare l’offshore e le navi cisterna. In questo caso i dati forniscono un’altra interpretazione e cioè un calo del 16% dei volumi, anno su anno, segno che i tagli OPEC stanno dando i primi effetti tangibili. Sempre nello stesso ambito le notizie provenienti da Bloomberg: il sito infatti riporta che lo stoccaggio di petrolio nei Caraibi ha visto le scorte diminuire tra i 10 e i 20 milioni di barili da metà febbraio, altro segno di una stretta sulla produzione.