Dimitry Dayen, Senior Research Analyst for Energy di ClearBridge Investments (affiliata Legg Mason), spiega che i mercati del greggio hanno imposto la cessazione della produzione a causa del crescere delle scorte, che stanno superando le capacità logistica di trasportare petrolio nei punti di stoccaggio a Cushing, in Oklahoma. Per questo motivo, il contratto di maggio per i future WTI ha registrato prezzi negativi, mentre quello per giugno si attesa al momento a 15 dollari al barile. Ciononostante, con la domanda scesa in aprile a solo 30 milioni di barili al giorno a causa delle restrizioni sugli spostamenti imposte dall’epidemia di coronavirus, anche il prezzo del contratto di giugno potrebbe crollare in maniera simile, con blocchi forzati alla produzione a mano a mano che la capacità di stoccaggio arriva al limite, cosa che potrebbe avvenire anche molto rapidamente.

Questa situazione comporta che la maggior parte delle aziende statunitensi dovranno ridurre la produzione, volontariamente o a causa dei limiti della capacità di stoccaggio. Già nella scorsa settimana è stato registrato un taglio equivalente a circa 1 milione di barili al giorno, e non sarebbe sorprendente se la riduzione arrivasse anche a 3-4 milioni di barili al giorno (circa il 30%) nei prossimi 1-2 mesi.

Il crollo dei contratti WTI potrebbe continuare finché le scorte non cominceranno a normalizzarsi. La previsione di Dimitry Dayen è che viste le mosse dell’OPEC e il calo della produzione, la domanda dovrà tornare a circa meno 10/11 milioni di barili al giorno nel confronto anno su anno prima che lo stoccaggio si stabilizzi. Va sottolineato che l’accordo OPEC sarà effettivo da maggio e le vendite di aprile sono ancora a livelli da ‘guerra dei prezzi’, anche se ora si parla di un possibile taglio da parte dell’Arabia Saudita nei prossimi giorni. L’Agenzia internazionale dell'energia stima che la domanda sia scesa di 30 milioni di barili al giorno ad aprile, mentre per maggio prevede meno 25 milioni di barili al giorno, meno 15 per giugno e meno 6 o 7 per luglio. Se la previsione si rivelerà accurata, il settore si stabilizzerà dunque solo a luglio.

Che tipo di impatto potrebbe tutto ciò sull’occupazione nel settore dell’energia americano?

L’upstream impiega circa 1,15 milioni di persone, e quasi un altro milione e mezzo sono impiegate nel settore del trasporto, distribuzione e stoccaggio - spiega Dimitry Dayen -. È lecito attendersi che molte persone perderanno il lavoro nell’upstream. La maggior parte delle occupazioni riguardano i servizi nell’industria petrolifera, e sono lavori che tendono ad andare di pari passo con il numero di pozzi attivi/trivellazioni. Il numero di pozzi attivi è sceso a 529 rispetto al numero di 800 a metà marzo, ed è in discesa. Certo, Trump ha annunciato che un piano per l’industria del petrolio è in arrivo. Al momento, però, è solo una dichiarazione di intenti, e non si ha nessuna certezza in merito.