Lunedì è deflagrato sui mercati come una bomba l'annuncio di Pfizer e BioNtech che il loro vaccino è efficace nel 90% dei casi nei test condotti su larga scala e che è realistica l'ipotesi di consegnare 50 milioni di dosi entro la fine del 2020 e 1,3 miliardi di dosi nel 2021.

Bene la old, soffre la new economy

La notizia ha imposto agli operatori un riesame approfondito della struttura dei portafogli di investimento: se la pandemia può effettivamente essere messa sotto controllo in tempi relativamente brevi allora le prospettive per un rimbalzo robusto dell'economia globale nel 2021 diventano credibili. Tutti i titoli più esposti al ciclo economico, maggiormente penalizzati negli ultimi mesi, hanno la possibilità di una rapida ripresa. I nomi che vengono in mente sono quelli di Boeing, di Delta Airlines, di Disney, di General Electric, di Norwegian. I titoli che si sono apprezzati molto anche grazie ai lockdown, i giganti della tecnologia in primis come Facebook e Netflix, potrebbero invece vedere rallentata la corsa dei loro ricavi e utili. 

Europa, l'economia rallenta

Queste considerazioni devono tuttavia tenere conto anche dello stato dell'economia attuale, la reazione attesa per il 2021 non potrà infatti non essere influenzata dal punto di partenza, ovvero dalla condizione di uscita dal 2020. E in questo senso gli indizi non sono incoraggianti, almeno in Europa: l'indice ZEW relativo al mese di novembre che misura la fiducia degli investitori istituzionali tedeschi è sceso a 39,0 punti, un livello molto inferiore ai 44,3 punti attesi dagli analisti e ai 56,1 punti di ottobre. Nella zona euro lo stesso indice e' crollato a 32,8 punti dai 52,3 punti di ottobre.

Anche negli Usa, dove la pandemia continua a mietere 1000 vittime al giorno, ci sono motivi di preoccupazione, lo scontro legale sul risultato delle elezioni presidenziali allontana infatti la possibilità che si possa raggiungere al Senato un accordo tra Democratici e Repubblicani in merito ad un nuovo pacchetto di stimoli fiscali. La velocità del rimbalzo della borsa Usa, che comunque ha inviato nelle ultime ore segnali grafici incoraggianti (almeno per quello che riguarda gli indici dove la presenza di titoli "old economy " è maggiore), dipende molto anche dalla capacità di fornire ai mercati indicazioni chiare sulle prospettive di approvare il pacchetto di sostegno all'economia del quale si parla ormai da mesi. 

Il Dow Jones prova la spallata alle resistenze

Uno sguardo all’andamento grafico del Dow Jones Industrial mostra una fase di lateralità tra l’inizio di settembre e la fine di ottobre, poi il superamento del lato alto di questa fascia a partire dal 9 novembre con conseguente ripresa dell’uptrend di medio termine e il raggiungimento di nuovi massimi storici. Illudersi che la strada possa essere a senso unico sarebbe pericoloso, una fase correttiva dopo una violenta accelerazione rialzista è inevitabile, ma già con gli elementi a disposizione ipotizzare il raggiungimento dei 33000 punti in tempi relativamente brevi appare ragionevole. 

Certo, se la battaglia per la conquista della Casa Bianca dovesse complicarsi, anche la borsa potrebbe fare marcia indietro. Nel caso del Dow il livello di guardia è quello dei 28000 punti, discese al di sotto di quel supporto farebbero temere di aver assistito ad una "bull trap", una trappola per rialzisti. 

Nasdaq, attenzione a discese sotto 11300

Nel caso del Nasdaq Composite discese fino in area 11300, dove transita la media mobile a 50 giorni, rientrerebbero ancora in uno scenario correttivo, quindi di ripiegamento temporaneo, sotto quei livelli invece inizierebbe a profilarsi all'orizzonte una ipotesi decisamente più tetra, ovvero che le oscillazioni dal picco di inizio settembre siano un "doppio massimo" in preparazione. 

Il "doppio massimo" è una delle classiche figure di inversione del trend in analisi tecnica, il suo completamento segnalerebbe la fine, almeno temporanea, del rialzo visto dai minimi di marzo e l'avvio di una correzione approfondita, che potrebbe arrivare ad interessare i 9000 punti.

Obbligazioni, salgono i rendimenti

Ma a soffrire dopo l'annuncio di Pfizer non è stato solamente il comparto tecnologico, gli operatori hanno infatti anche  girato le spalle alle obbligazioni, e non solo quelle Usa: il rendimento dei Btp con scadenza a 10 anni è tornato in area 0,75% dopo essere scese allo 0,63% venerdì, quello del Bund decennale tedesco è risalito a -0,49%, sui valori più alti dell'ultimo mese.

La possibilità che la pandemia abbia i mesi contati ha fatto aumentare le attese di una crescita dell'inflazione più rapida di quella precedentemente attesa, la Federal Reserve potrebbe infatti adottare nel prossimo futuro un atteggiamento meno espansivo se effettivamente la crescita economica dovesse rimbalzare con decisione. A confermare questa ipotesi è irripidimento della curva dei rendimenti, con il differenziale tra il Treasury Note con scadenza a due anni e quello con scadenza a 10 salito a 77 punti base, sui massimi degli ultimi due anni e mezzo.

Dollaro forte contro euro solo se sotto 1,16

Queste manovre sui tassi dovrebbero impattare anche sul dollaro, che per il momento resta invece relativamente stabile. Il grafico dell'euro dollaro segue infatti un andamento laterale ormai da 3 mesi ma ancora non ha trovato la motivazione per mettere alla prova il lato alto della fascia, in area 1,20. Solo il superamento di quei livelli segnalerebbe la ripresa dell’uptrend sviluppatosi da marzo, obiettivo in quel caso a 1,24 almeno. Un mutamento drastico di scenario, che confermerebbe una tendenza rialzista sui tassi di interesse, si realizzerebbe invece con discese al di sotto di 1,16, che potrebbero anticipare il ritorno sui minimi di metà giugno, in area 1,1170.

(Alessandro Magagnoli)