Tra Cina che non accenna a stabilizzarsi e petrolio che non accenna a riprendersi ci sarà di che divertirsi sui mercati, soprattutto se si amano le giostre. 

L'avvio a Piazza Affari

Intanto l’avvio di oggi è stato all’insegna della cautela con Piazza Affari che intorno alle 10 segnava -0,085 in un quadro che a sua volta vedeva il resto d’Europa in territorio positivo, per quanto anch’esso debole con Londra a +0,24%il Dax a +0,84% e il Cac40 a +0,51%.

Tornando a Piazza Affari oggi si registra la decisione della  Consob di vietare temporaneamente le vendite allo scoperto sul titolo Mps a causa di una variazione delle quotazioni che ieri ha superato il 10%. Intanto restano ancora volatili non solo le azioni di Rocca Salimbeni ma anche quelle di Carige entrambe ancora sotto quota 1 euro con la prima che dall’inizio dell’anno ha perso in borsa un quarto del valore delle azioni pari a un miliardo di capitalizzazioneAlla base della paura, scatenatasi nelle prime ore del pomeriggio di ieri, si pensa a una speculazione nata con i timori per i grandi colossi dai piedi d’argilla, prime future, potenziali vittime delle regole del ”bail-in” oppure, indirettamente, il coinvolgimento della brasiliana Btg Pactual la quale, dopo le vicissitudini più giudiziarie che finanziarie che l’hanno coinvolta, potrebbe dare il via a una serie di vendite sugli asset giudicati meno importanti tra i quali proprio quelli di Mps e Carige. 

Energetici e petroliferi

Resta il focus sulla categoria degli energetici dal momento che il petrolio continua nella sua discesa agli inferi senza che l’ascensore possa fare nemmeno una sosta intermedia per dare il tempo agli investitori di riprendere fiato. E mentre continuano le vendite su Eni (-0,5%b sempre intorno alle 10) e su Saipem (a -0,03%) arriva la notizia che l’Arabia Saudita, per riuscire a raccogliere capitali in quella guerra degli energetici cui lei stessa ha dato vita, potrebbe decidere per la quotazione di Aramco, il gigante di stato focalizzato proprio sul petrolio e la cui Ipo potrebbe valere addirittura 10mila miliardi di dollari. In tutto questo si prospetta anche un vertice straordinario dell’Opec per marzo dal momento che le quotazioni del greggio hanno superato, al ribasso, persino la soglia negativa dei 32 dollari al barile, troppo forse anche per Ryad? Lo spettro dei 20 dollari non è più tale dal momento che non solo Goldman Sachs ma anche Morgan Stanley e Citigroup parlano ora apertamente di un disastro che potrebbe portare con sè anche un terzo dei produttori statunitensi destinati al fallimento con perdite che superano, a questo punto, i 2 miliardi di dollari a settimana.