Sin dai tempi antichi questo termine veniva utilizzato per far riferimento non solo all'attività e alle modalità di governo di un determinato Stato, bensì per comprendere anche l'attività di opposizione (nel lessico politico) o identificare confederazioni, stati ed organizzazioni governative.

Una breve introduzione storica:

L'etimologia che gli é propria vuole sottolineare la derivazione dal greco antico politiké che spesso veniva parafrasato in "tecnica del governo".


Già Aristotele, in uno dei suoi scritti più conosciuti intitolato "Politica", ne identifica per primo tre forme e le degenerazioni che ne seguono ma é proprio nel lontano 1500 con Macchiavelli, nel suo trattato "Il Principe", la analizza a fondo identificandone una nuova formula e distinguendone le due etiche, quella di governo e quella territoriale.


Nei secoli a venire sono stati davvero molti i personaggi che ne hanno studiato le funzioni, le migliori forme di attuazione, i diritti e i doveri di chi la praticava, la filosofia e la critica scientifica, la storia dei sistemi sociali e il complesso rapporto che aveva ed ha tutt'ora con l'economia. Sta di fatto che, parlare di politica e difendere la propria posizione in merito rimangono sempre due azioni coraggiose tanto quanto delicate.


In questi ultimi anni, trattare il tema della politica é una presa di posizione totalizzante e legittima, un vero e proprio schieramento di preferenza che comporta un determinato modo di porsi di fronte alle difficoltà, alla messa in discussione dei propri principi e alle esigenze del proprio Paese di appartenenza ma soprattutto, alle proprie inclinazioni di governo, spesso andando inevitabilmente incontro ad opinioni contrarie scatenando dibattiti di un certo peso.

Nell'età contemporanea:

Sebbene se ne discuta giorno dopo giorno le novità che la riguardano rendono i suoi riscolti di pari importanza agli aggiornamenti di cronaca di primo piano e il recente tema riguardante l'approvazione della riforma del MES spicca tra i titoli in prima pagina di giornali e notiziari ed infiamma gli animi dei cittadini italiani e del resto d'Europa.

L'argomento torna attuale dopo l'accordo preso in seno all'Eurogruppo lo scorso Lunedì ma in particolar modo dopo l'improvviso cambio di rotta da parte del partito politico di cui fa parte il "Cavalier" Silvio Berlusconi, niente di meno che il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana.


Al fine di comprendere tutti gli aspetti che caratterizzano il fulcro di questo nuovo scenario politico, é necessario andare per gradi ed analizzare bene il significato dell'acronimo MES in ogni piccola parte.

Che cos'é il MES e come funziona:

Il Meccanismo europeo di stabilità (abbreviato per motivi pratici con la sigla MES) é un dispositivo, o meglio, un'istituzione intergovernativa che ha origini risalenti a quasi 10 anni fa ma che non ha esattamente le stesse peculiarità di quello attuale.

Tutto inizia quando una nuova crisi economica colpisce duramente l'Europa e molti Paesi inziiano a perdere disastrosamente l'accesso ai mercati, peggiorando di conseguenza il loro aspetto economico e andando incontro ad un crollo impensabile.

Necessitante di assistenza, la Grecia fu la prima fra questi a chiedere aiuto e il Consiglio Europeo di Economia e Finanza delibera prontamente la creazione di ben due strumenti (all'epoca temporanei) atti a risollevare dalla crisi quegli Stati membri della zona euro che vertevano in condizioni economico finanziarie moto gravi.


Il MES e il Fondo Europeo di stabilità finanziaria diventano, dunque, gli oggetti principali della riunione che si tiene tra il 9 e il 10 Maggio 2010 a Bruxelles e la durata dell'operatività di entrambi viene pensata in un lasso di tempo di 3 anni con risorse pari ad un massimo di 500 miliardi di euro.


Verso il mese di Luglio di due anni dopo, il Consiglio Europeo stabilisce l'entrata dell'attuale MES con relativa attivazione ad ottobre 2020 aggiungendo all'articolo 136 del Trattato con cui viene istituito, un cambiamento molto importante:


"Gli Stati membri la cui moneta é l'euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell'ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità"


Per adempire a questo compito il MES deve agire limitatamente al capitale e raccogliere fondi sul mercato monetario emettendo obbligazioni e perciò, non usufruendo del denaro finanziato dei contribuenti.


Dal 2013 esso sostituisce l'European Financial Stability Fund (EFSF) e si rifà sul modello delle banche d'affari prevedendo l'immunità per i suoi dirigenti.
Le sue risorse devono essere erogate con condizionalità rigida, come già detto, e la sua struttura é basata su saldi pilastri che, al fine di risultare tali, sono imprescindibili ed assoluti.

I fondamentali:

Il backstop del Fondo Unico di Risoluzione é, probabilmente, il primo e più discusso fra questi.


Esso funge da linea di credito o da garanzia di ultima istanza per il Fondo Unico di Risoluzione e mira a minimizzare l'espansione della crisi in altre banche dell'Eurozona. esso dovrebbe essere fornito dal MES qualora il Single Resolution Fund si trovi a corto di fondi.


Le linee credito del MES si dividono in Precautionary Conditioned Credit Lines (PCCL) che funzionano come "polizza assicurativa" e servono ad impedire alle crisi di diventare più gravi e le Enhanced Conditions Credit Lines (ECCL) che vanno a sostituirle qualora al Paese venga tagliata la linea di credito scelta ( queste ultime sono tenute a firmare un memorandum d'intesa con cui si impegnano a rispettare le condizioni previste dal memorandum stesso).


Le Collective Action Clauses (CACS) invece, consentono il cambiamento delle condizioni contrattuali a maggioranza e vengono introdotte per facilitare e ordinare le ristrutturazaioni dei debiti sovrani.


La sostenibilità del debito e la cooperazione del MES con la Commissione Europea chiudono la lista.

Fronde e spaccature, cosa succede?:

Il voto sulla riforma del Mes agita molto tutti i partiti politici italiani e i contrasti interessano anche il settore che si occupa dei recenti sviluppi in merito alla pandemia COVID e dunque, al rimarcamento del loro punto di vista sull'utilizzo del MES sanitario.

Ad ogni modo, il caso di cui stiamo trattando non verte sul ricorso al prestito per la sanità ma solo e soltanto per soccorrere i paesi dell'Eurozona in difficoltà economico-finanziaria.


I punti messi in discussione sono essenzialmente due: il sostegno alle banche poiché fino ad oggi potevano attingervi solo gli Stati che si fossero trovati in diffcoltà finanziaria mentre dopo l'intesa dei 19 dell'Eurogruppo ora il fondo puù intervenire anche per sostenere banche a rischio e le condizionalità dei creditori, cioé delle garanzie che gli Stati devono fornire per ottenere il sostegno del MES  e dell'accordo che i governi devono sottoscrivere nel caso in cui non rispettino i limiti imposti.

Chi é a favore della riforma:

I problemi principali sorgono internamente alla maggioranza. Sebbene il Partito Democratico sia a favore della riforma, il Ministro dell'Economia Roberto Gualtieri tende a precisare cautamente che le decisioni prese dal Consiglio Europeo nei giorni 10 e 11 dicembre 2020 non toccheranno la scelta dell'utilizzo o meno del MES, quanto più l'introduzione anticipata del backstop già citato in precedenza e un eventuale valutazione dei rischi.

Il populista Movimento 5 Stelle invece, alza i toni di qualche volume in più e crea un'aria tesa intorno all'argomento pur sempre evidenziando che :

"la riforma del MES e il suo utilizzo, l'eventualità di farvi ricorso, sono due elementi totalmente distinti"

e che non hanno intenzione ne di ostruirla ne di impedire l'approvazione delle modifiche al trattato in modo che anche gli altri Paesi possano farvi ricorso. La vera sospresa però la regala il partito di Forza Italia e la scelta di Silvio Berlusconi di negare improvvisamente il suo appoggio all'alleanza spiegando così il suo gesto:


"le decisioni sull'utilizzo del fondo verranno prese a mafggioranza dagli Stati [...] e il Fondo sarà europeo solo nella forma perché il Parlamento europeo non avrà alcun potere di controllo e la Commissione europea sarà chiamata a svolgere un ruolo puramente notarile"

Chi é contro alla riforma:

Il fronte dell'opposizione é capitanato dalla Lega e da Fratelli d'Italia che sottolineano fermamente il peggioramento che questa riforma porterà in un trattato che secondo la loro opinione é già negativo perché divide l'Europa in buoni e cattivi, in paesi di serie A e serie B. Certo é che il rischio che la maggioranza non abbia voti sufficienti per appoggiare la riforma si fa sentire e queste ultime ore fanno temere persino una crisi di governo.

In conclusione:

Comunque vada, l'esito finale arriverà oggi con la comunicazione ufficiale del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in Parlamento e dopo il suo intervento, spetterà alle Camere di approvarne le risoluzioni e gli atti con i quali i parlamentari indicheranno una via politica al governo.


Noi cittadini, ormai inermi e soltanto di contorno in un panorama così complesso e fuori dalla nostra portata, non ci resta che fare l'unica cosa che in questi tempi duri ci distingue come popolo forte e unito: sperare per il meglio.