Soros guarda a Tesla. E non solo la guarda, ma la compra. O per meglio dire ne compra una parte, così come ha fatto anch con altri grandi nomi di Wall Street. 

L'interesse per Tesla

Un acquisto da ben 35 milioni di dollari di bond convertibili, stando a quanto pubblicato dalla SEC. Probabilmente il discusso magnate della finanza ha deciso di adottare un approccio strategico simile a quello del suo collega Warren Buffet dal momento che ha comprato una società che, per quanto florida, sta attraversando un momento di difficoltà. Dopo i problemi di produzione sulla sua Model 3, il CEO Elon Musk ha iniziato ad assumere atteggiamenti che la stampa ha definito arroganti, snobbando le domande dei giornalisti, definite noiose. A questo si aggiunga anche l'offerta di junk bond, titoli di debito ad alto rendimento i quali non sono andati oltre la raccolta di 1,8 miliardi di dollari. Troppo poco per una catena produttiva particolarmente costosa a fronte di entrate sempre incerte. Senza contare che i veicoli a guida autonoma che molte case produttrici stanno testando in questi anni, Tesla inclusa, sono stati al centro delle polemiche per alcuni incidenti verificatisi, ultimo di questi, in ordine di tempo, nello Utah tra una Tesla, appunto, ed un auto dei vigili del fuoco.

Non solo Tesla

Ad ogni modo per Tesla la situazione in generale appare complessa, il che spiegherebbe la volontà dello stesso Musk, come annunciato recentemente, di voler riorganizzare i vertici della società. L'arrivo di Soros, dunque, appare provvidenziale. Ma il portafoglio del miliardario ungherese si è arricchito anche della presenza di altri titoli quali Amazon, la cui partecipazione era stata precedentemente ceduta in toto a fine 2017 per poi essere ripresa, come dimostrato dai documenti SEC, proprio durante i primi tre mesi del 2018 con l'acquisto di quasi 52mila azioni del gigante dell'e-commerce pari ad una fetta di 74milioni di dollari. Per quanto riguarda Netflix, invece, il Soros Fund Managment non sembra aver avuto ripensamenti in questi ultimi mesi: se alla fine del 2017 era già ampiamente presente, nei primi tre mesi del 2018 si è arricchito di altre 148mila azioni, influenzato indubbiamente dalle ottime performance registrate dal protagonista dello streaming e dall'aumento vertiginoso dei suoi abbonati. Anche Alphabet sembra essere entrata nele simpatie di Soros: il suo buy è scattato per circa 20.800 azioni.