La settimana è iniziata ieri sullo slancio dell’ottimismo che dal 3 febbraio in poi si è accasato sui mercati finanziari ed ha consentito loro di dimenticare gli allarmi sul virus cinese Covid-19.

In assenza di Wall Street, chiusa per la Festa del Presidente, ci ha pensato la People Bank of China a stuzzicare la voglia speculativa dei mercati con una nuova iniezione di liquidità da 200 mld di yuan e soprattutto ha tagliato i tassi sui prestiti a un anno.

Pertanto l’indice cinese di Shanghai ha attuato ieri uno strappo rialzista da +2,2% e chiuso completamente il gigantesco gap ribassista da -8% fotografato il 3 febbraio scorso, alla riapertura dopo due settimane di fermo dei mercati per la festa del capodanno cinese ed il coronavirus.

Anche la borsa cinese ha perciò completamente cancellato le tracce del virus, confidando che il segno che lascerà sul PIL del primo trimestre il blocco dell’attività economica e sociale di larga parte del paese sarà cancellato rapidamente. Secondo il New York Times oltre metà della popolazione, cioè 760 milioni di persone, sta subendo una qualche restrizione sociale ed economica rispetto alla vita normale. Pensare che tutto torni come prima così in fretta è esercizio di ottimismo che rasenta l’illusione. Anche perché, sebbene ufficialmente ieri l’attività economica in molte provincie sia ripresa, non è molto chiaro a quale ritmo potranno funzionare le fabbriche con buona parte dei dipendenti in quarantena. Ma poco importa ai mercati. Ieri c’era da festeggiare lo stimolo monetario ed il pessimismo è stato messo al bando.