Benjamin Melman, Global CIO di Edmond de Rothschild Asset Management, spiega che la recente diminuzione del rischio politico rappresenta un’inversione di tendenza degna di nota in un contesto di aumento quasi permanente. È molto probabile che la speranza di un prossimo accordo tra Stati Uniti e Cina così come la diminuzione del rischio di “hard Brexit” riflettano innanzitutto la volontà dei diversi partiti di allontanare lo scenario peggiore nei confronti di un deterioramento economico generalizzato, il che in sé meriterebbe di essere accolto con favore da mercati inquieti. Ma nulla permette però di prevedere una riduzione sostanziale dell’incertezza su questi fronti. Le tensioni tra Stati Uniti e Cina sono tali che se la fase 1 (la più facile) è manifestamente vicina, il passaggio alla fase 2 e soprattutto alla 3 necessiterebbe un netto cambiamento di clima politico, impossibile da prevedere attualmente. Per ora possiamo solo sottolineare l’incidenza del consenso politico statunitense sulla volontà di applicare sanzioni fino a quando la Cina non avrà adottato pratiche commerciali normali. Per quanto riguarda il Regno Unito, supponendo che la “hard Brexit” venga effettivamente evitata, bisognerà ricominciare un periodo di negoziati che durerà molto probabilmente più di quanto prevede il periodo di transizione (scadenza fine 2020), dato che la conclusione di un trattato commerciale necessita di diversi anni e la volontà politica della prossima amministrazione britannica non è ancora nota. In entrambi i casi, l’incertezza politica resterà abbastanza elevata da pesare in modo durevole sugli investimenti delle aziende.