Nick Wall, co-gestore del fondo Merian Strategic Absolute Return Bond di Merian Global Investors, spiega che la pazienza non è più un lusso che il Presidente della Federal Reserve si può permettere. Powell si è probabilmente già sentito messo all’angolo quando i mercati hanno prezzato aggressivi tagli dei tassi e la trade war tra Cina e Usa ha messo alla prova la fiducia degli investitori, e ora, come se non bastasse, il Presidente della Banca Centrale Mario Draghi ha aumentato le pressioni per ulteriori azioni. Le dichiarazioni di Draghi ieri a Sintra hanno segnalato che i tagli dei tassi e, potenzialmente, un maggiore quantitative easing saranno annunciati prima della fine del suo mandato ad ottobre. Ciò ha portato alla debolezza dell’euro, dato che sempre più miliardi di debito europeo vengono scambiati al momento con rendimenti negativi.

Perché è rilevante?

Se oggi la Fed assumerà un atteggiamento meno accomodante, citando gli spread sul credito ristretti e i mercati azionari vicini a livelli record, è probabile che il dollaro subirà un forte rally - spiega Nick Wall -. Le differenze di rendimento tra tassi USA, europei e giapponesi sarebbero così ampie che il capitale semplicemente inonderebbe i fondi che investono nel mercato monetario statunitense, privando il resto del mondo della principale valuta di finanziamento globale. Ciò è rilevante dato l’accumulo di debito denominato in dollari nei Mercati Emergenti a partire dalla crisi. Vi sarebbe anche una pressione al ribasso sul renminbi, che alimenterebbe le tensioni geopolitiche prima del G20, con la valuta cinese che si avvicina ad un cambio a 7 con il dollaro. Infine, gli spread sul credito si allargherebbero: infatti, il ‘Fed put’ si svaluterebbe e i mercati prezzerebbero un calo degli utili generati all’estero dalle società statunitensi per via della forza del dollaro. A fronte di questi sviluppi, a mio avviso la Fed finirebbe per eseguire un’altra inversione di marcia e per confermare le aspettative del mercato.