I mercati ieri hanno aperto la seduta europea un po’ titubanti, sull’onda dell’imbarazzante abbraccio tra Trump e Putin, i due ex nemici che hanno dichiarato il loro amore ad Helsinki.

Ma hanno ben presto dimenticato la cerimonia dell’outing e si sono focalizzati sul ben più interessante (per loro) intervento del Presidente della FED Jerome Powell davanti al Congresso. Si è infatti tenuta ieri al Senato l’audizione semestrale del Presidente FED sullo stato dell’economia USA, e per Powell è stata la prima volta. Oggi farà il bis alla Camera e probabilmente non aggiungerà nulla di nuovo. Casomai potrà puntualizzare qualche concetto, anche se l’intervento di ieri è stato così pacato e rassicurante che difficilmente necessiterà di chiarimenti.

Il quadro delineato da Powell è di quelli che piacciono gli investitori. Economia USA in accelerazione nel secondo trimestre; disoccupazione ai minimi ma prevista in ulteriore calo; inflazione al target del 2%; consumi ed investimenti che aumentano a passo salutare, grazie anche ai tagli alle tasse regalati da Trump. Il migliore dei mondi possibile, che la FED accompagnerà con rialzi graduali dei tassi e con l’attenzione a non guastare il momento magico. Sul protezionismo è stato piuttosto vago, forse per non irritare Trump, l’unica “variabile indipendente” dell’economia USA. Si è limitato a dire l’ovvietà che insegna qualunque professore di storia alle scuole medie, cioè che l’esperienza passata dimostra che le economie aperte tendono a crescere di più di quelle chiuse. Comunque non si è mostrato per nulla preoccupato delle mattane di Trump.