Lo Stato che garantisce i prestiti. Le banche che non garantiscono di erogare i prestiti nei tempi previsti. Il motivo? Troppe domande. Mancanza di organizzazione. Carenza di liquidità.

Tradotto, oltre a non esserci i soldi, le banche non hanno le strutture e le risorse per gestire un numero così elevato di richieste di prestiti garantiti.

E così gli imprenditori che si rivolgono ai propri istituti di credito per ricevere il contributo previsto dal Decreto Liquidità rimangono senza denaro molto più a lungo delle aspettative al contrario delle grandi compagnie. Con effetto domino della ripresa delle attività, dei consumi e del turismo. 

Prestiti garantiti, le banche non rispettano le tempistiche

Serve un’accelerazione nell’attuazione del provvedimento sui prestiti garantiti. L’appello arriva direttamente dalla Banca d’Italia. Perché un gruppo cospicuo di banche italiane stanno fornendo un numero di prestiti garantiti ben inferiore alla media, facendo riferimento al numero totale di richieste pervenute. Stando all’istituto centrale italiano, si tratta delle banche meno attrezzate, le più piccole: tutte richiamate all’ordine affinché rispettino le tempistiche previste dal Decreto Liquidità. Non viene messa indiscusso l’autonomia nella decisione di concedere o meno i prestiti.

Quello che chiede Bankitalia sono informazioni e spiegazioni sulle cause di tali ritardi, con l'invito che è qualcosa di più che un invito ad attivarsi per risolvere disagi causati alle aziende riconducibili a mancanze e responsabilità delle banche stesse.

Troppe domande relative ai prestiti garantiti, le banche non ce la fanno

Stando a quanto riportato a Il Giornale da Paolo Angelini, capo del dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria di Bankitalia, la verità è che i soldi ci sarebbero anche. Il problema vero relativo ai prestiti garantiti non è legato alla capitalizzazione o alla liquidità disponibile delle banche, ma all’elevato numero di domande e l’iniziale mancanza di organizzazione, dovuta anche al delle norme mai troppo trasparenti, e poi alla mancanza di personale, causa pandemia.

Insomma, il governo chiude tutto, manda a casa i lavoratori poi però lancia i prestiti garantiti senza dare la possibilità alle banche di potersi organizzare al meglio per fornire un servizio efficiente alle aziende e agli imprenditori. 

Prestiti garantiti, l'inchiesta del Codacons tra le banche: un flop

Che poi, a dirla tutta, non c’è niente di nuovo. Nel senso che un mese fa il Codacons aveva realizzato un’ inchiesta sulla risposta fornita dalle banche italiane alle imprese in difficoltà che provano ad attingere ai prestiti garantiti dallo Stato previsti dalla normativa emergenziale. Il risultato?

Un flop, tra totale impreparazione delle banche (si parla di istituti che neanche rispondono al telefono) e imprenditori poco invogliati a chiedere i soldi in prestito, seppur garantito, a causa di norme troppo stringenti. 

Il sostegno dell'Abi e l'autocertificazione

Le cose sono migliorate grazie ad alcuni emendamenti aggiuntivi al decreto liqudiità, a conferma che quantomeno all’inizio, le norme non erano abbastanza chiare. Una delle misure chiave per la svolta positiva, seppur parziale, è quella relativa all’autocertificazione dei clienti interessati ai prestiti garantiti, provvedimento che ha permesso un notevole snellimento della procedura e del sistema in generale, limitando la discrezionalità delle banche nel momento in cui devono valutare il finanziamento sul merito di credito, tramite istruttoria, pur rimanendo ferme le verifiche antiriciclaggio. Un aggiunta, quella dell’autocertificazione, chiesta e voluta dall’Abi, Asssociazione Bancaria Italiana.

Prestiti garantiti, quali sono i tassi d'interesse applicati dalle banche

A parte qualche caso isolato, il tasso d’interesse medio applicato dalle banche sui prestiti garantiti, quantomeno quelli fino a 25mila euro, per fortuna è quello sostanzialmente previsto dal Decreto Liquidità: stando all’indagine realizzata dalla Banca d’Italia, è pari all’1,2% mentre raddoppia nei casi in cui i prestiti sono garantiti solo in parte o con più discrezionalità da parte delle banche: il 2,4% applicato supera, anche se non di molto, il limite inizialmente previsto del 2%. 

Prestiti garantiti, 4 banche sotto istruttoria dell'Antitrust 

E' notizia di ieri inoltre che l'Antitrust ha avviato istruttorie nei confronti di quattro tra banche e società finanziarie, per problematiche sempre legate all'erogazione dei prestiti garantiti. Assenza di informazioni sulle tempistiche per l'accesso alle misure di sostegno rivolte a consumatori e microimprese. Assenza di indicazioni chiare sugli oneri riguardandi la sospensione del rimborso dei finanziamenti concessi alle imprese e relative agli aumenti di interesse complessivo rispetto a quelli pattuiti inizialmente nell'ambito dell'allungamento dei piani di ammortamento.

Questi i motivi della mossa dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Gli istituti di credito sotto istruttoria sono Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Sella e Findomestic. Secondo l'Antitrust, riportiamo il virgolettato integrale: 

"Le banche avrebbero posto indebite condizioni all’accesso a tali misure, quali l’apertura di un conto corrente o possedere specifici requisiti non previsti dalla normativa, oppure avrebbero cercato di dirottare i richiedenti verso forme di accesso al credito diverse e potenzialmente più onerose rispetto a quelle di cui al decreto Liquidità".

Prestiti garantiti, Findomestic risponde all'Antitrust

Sull'istruttoria dell'Antitrust, Findomestic ha voluto chiarire la sua posizione. Questa la nota pervenuta in redazione a Trend-online:

“Noi eroghiamo in via quasi esclusiva credito ai privati ma non mutui immobiliariI finanziamenti alle PMI, oggetto dell’istruttoria, sono una parte residuale delle nostre attività. In ogni caso abbiamo subito recepito in toto le indicazioni del DL Cura Italia del 17 marzo. Abbiamo accolto, senza alcun costo accessorio, il 99% delle richieste di sospensione del finanziamento pervenute dalle PMI, il restante 1% non aveva i requisiti previsti dal decreto”.

Dunque, la risposta di Findomestic è chiara: innanzitutto, i mutui non rientrano nei principali servizi offerti dall'azienda. Ci sono, ma in minima parte. Inoltre, tutti i provvedimenti contenuti dal Decreto Cura Italia sono stati eseguiti e assimilati da Findomestic. Non a caso, sono state sostanzialmente accolte per intero le richieste di sospensione del finanziamento pervenute dalle piccole e medie imprese. Il motivo per cui poche domande siano state respinte è perché non presentavano i requisiti regolarmente previsti dal deceto. 

Moral suasion per altre dodici banche

L'Antitrust inoltre ha avviato un'attività di moral suasion per altre 12 banche e società finanziarie. L'Autorità ha riscontrato le stesse mancanze di tipo informativo sui tempi di risposte e sulle reali condizioni economiche di accesso alla sospensione dei rimborsi dei finanziamenti per i seguenti istituti: Bnl, Banco Bpm, Ubi Banca, Crédit Agricole, Credem, Mps, Banca Popolare di Sondrio, Creval, Bcc Pisa, Agos Ducato, Compass e Fiditalia.