Via libera ai prestiti garantiti dallo stato al 100%. Stefano Patuanelli lo ha annunciato stamattina ad Agorà, su Rai3: “A partire da lunedì e martedì della prossima settimana saranno erogabili i finanziamenti assistiti da garanzia statale previsti dal decreto imprese” ha detto il ministro dello Sviluppo Economico. Peccato che a ricevere i soldi, con ogni probabilità, sarà solo il 30% delle imprese italiane.

Liquidità fino a 25000 euro di prestiti. A patto che...

A scriverlo, Vincenzo Imperatore, consulente, giornalista e saggista. E anche noi lo abbiamo già detto anche in più di un’occasione: innanzitutto, in riferimento ai prestiti fino a 25.000 euro garantiti al 100% senza istruttoria, il decreto liquidità è un bluff proprio per la cifra in questione. Solo fatturando quattro volte tanto infatti si potranno ottenere 25.000 euro. In caso contrario, all’imprenditore spetterà al massimo il 25% di quanto fatturato nel 2019. E una volta ricevuto il prestito, occhio anche alla gestione del capitale. Perché se le condizioni economiche dell’azienda peggiorano, si rischia il carcere per bancarotta preferenziale.

Per il Decreto Liquidità niente prestiti per le imprese in 4 categorie

Ma c’è dell’altro, come fa notare sul suo blog del Fatto Quotidiano e su Fanpage Vincenzo Imperatore, che sottolinea un altro aspetto importante.

Le imprese in sofferenza con banche e i fornitori non pagati non potranno ricevere le garanzie previste dello stato per i prestiti fino a 25.000 euro, e quindi, un bel niente anche per quanto riguarda la liquidità promessa dal decreto.

Queste imprese sono classificabili in quattro categorie, secondo quanto riportato dall’articolo 14 del Dl Liquidità: nella prima si trovano le Pmi con crediti la cui riscossione non è sicura a causa dell’insolvenza dei soggetti debitori. La seconda categoria è quella delle imprese con le cosiddette partite incagliate, esposizioni cioè verso affidati in situazione di obiettiva difficoltà, anche se temporanea.

Non paghi una rata? Prestiti zero. Così il Decreto (non) Liquidità

La terza è quella delle esposizioni scadute, che eccedono i limiti di affidamento da oltre 90 giorni:

per intenderci, se un’impresa che da più di tre mesi non è riuscita a pagare una rata del finanziamento ottenuto, potrebbe non ottenere il prestito.

Infine, ci sono le imprese con inadempienze probabili e integrali da parte del debitore, a prescindere dalla presenza di rate o importi scaduti. In quest’ultima categoria possono trovarsi anche aziende solo “sospettate” di attraversare un periodo di crisi finanziaria.

Prestiti al 30% delle imprese uguale liqudiità inutilizzata

Incrociando i dati di Istat e Bankitalia, Imperatore punta l’indice sui 177 miliardi di euro di crediti deteriorati dopo il primo semestre del 2019 sulle 4,3 milioni di imprese censite dall’Istat. Dividendo in parti uguali, è come se ogni azienda portasse con sé 40.000 euro crediti deteriorati e in queste quattro categorie, spiega il saggista, vi è una larga parte delle piccole e medie imprese italiane. Ecco perché dei 400 miliardi di euro messi a disposizione dal governo, molti potrebbero restare inutilizzati.

Oltre i 25.000 euro a totale discrezionalità della banca

Ma non è finita. Perché ci sono da aggiungere anche le condizioni per i finanziamenti superiori a 25.000 euro, fino a 800.000, subordinati alla valutazione del merito creditizio da parte delle banche “sulla situazione finanziaria precisi e non sull’andamento degli ultimi mesi, segnati dal Covid-19” secondo quanto riporta il governo.

Una formula tuttavia vaga, secondo Imperatore, che attribuisce grande potere discrezionale agli istituti di credito. Che, già nella situazione finanziaria pre-crisi, non erogavano fidi, per il semplice motivo che le pmi sono, nella maggior parte dei casi, sottocapitalizzate e sovraindebitate.

in buona sostanza, spiega il saggista, le imprese italiane hanno un capitale pari alla metà del capitale che chiedono in prestito ad altri. In queste condizioni, avere accesso a questi finanziamenti, per le piccole imprese, sembra davvero arduo.