Alla fine non è cambiato niente. Anche nell’emergenza globale, se c’è la possibilità di farla franca, di trasgredire le regole o comunque di ottenere più di quanto ci è dovuto, un tentativo lo si fa. Perché alla fine in Italia, nove su dieci, fila sempre tutto liscio. Il coronavirus migliorerà le persone, diventeremo più onesti. E poi tanta solidarietà e comprensione. Tranne quando si parla di soldi, evidentemente. Di prestiti e di tassi d’interesse. La storia arriva da Tgcom24. La storia di un imprenditore che si reca in banca e chiede un prestito di 50.000 euro. Uno di quelli garantiti al 100% con tassi d’interesse bassissimi secondo il Decreto Liquidità, dove la liquidità serve per ripartire. O anche solo per sopravvivere. Macché. L'imprenditore scopre che alla fine sono state spese solo tante belle parole tra conferenze stampa e articoli di giornale. Ma non è cambiato niente.

Prestiti, tassi d'interesse promessi vicini allo zero, tra lo 0% e il 2%

Fino a 25.000 euro, il prestito è garantito dallo Stato per le piccole imprese, e senza istruttoria. Fino a 800.000 euro invece, l’istituto di credito è autorizzato a effettuare verifiche sulle condizioni di solvibilità dell’imprenditore ma la garanzia al 100% rimane, con il sostegno della Sace.

Si parla di prestiti: e quindi, di soldi che prima o poi bisogna restituire. Il provvedimento è contenuto nel decreto liquidità. Il meccanismo da seguire per il calcolo dei tassi d'interesse deve fare riferimento al costo del debito pubblico, più una maggiorazione. Ma i margini restano molto ridotti: l'oscillazione del tasso dovrebbe rimanere al di sotto del 2%.

E sia chiaro, le banche che stanno proponendo un costo del finanziamento sotto la media ci sono eccome, avendo compreso evidentemente che la situazione è grave, per tutti. Della serie: chi ha di più, nei casi di estrema emergenza, deve dare molto di più.

Prestito di 50.000 euro? Tasso al 4,68%

E invece sorpresa sorpresa. Succede che questo imprenditore, di cui Tgcom24, che ne ha raccontato la storia, non ne rivela l’identità, forte di un fatturato di un milione di euro circa nel periodo considerato, abbia chiesto il 20 aprile scorso un prestito di 50.000 euro a una delle banche più importanti d’Italia.

Tassi d’interesse vicino allo zero, aveva promesso il governo. Non può essere altrimenti, dato il periodo in cui la liquidità è scarsa. E invece no. La banca ha chiesto all’imprenditore il 4,68% di tasso d’interesse complessivo TAEG/ISC.

Oltre al tasso d'interesse, la banca impone altre spese per il prestito

Non solo. Nella pratica risultano anche mille euro di spese di istruttoria e quattro euro di spese incasso rata ogni 30 giorni. Per un totale di 36 mesi di ammortamento e l’1,5% di interesse sul capitale residuo chiesto dall’istituto di credito nel caso l’imprenditore voglia ripagare il debito, prima della data di scadenza. 

Un prestito in emergenza costa quanto un prestito in condizioni normali

Questo cosa significa. Che le banche, non tutte, certo, ma alcune di esse di sicuro, stanno ignorando il decreto liquidità del governo.

Alcune banche, una di sicuro, continuano a considerare i consueti criteri di rischiosità del cliente utilizzati solitamente prima che subentrasse la pandemia, a fronte delle richieste formulate sopra la soglia dei 25.000 euro.

E quindi, di conseguenza, per l’imprenditore non è cambiato assolutamente niente. Chiedere soldi in prestito da una banca in emergenza globale rischia di essere oneroso almeno quanto lo sarebbe in condizioni normali, come se la crisi che sta mettendo in ginocchio le intere finanze mondiali non esistesse.