Con i prestiti non si scherza. Così come è bene informarsi, è altrettanto importante sapersi districare tra notizie e bufale travestite da notizie. Proprio in questa direzione va uno dei passaggi chiave del Decreto Liquidità 23/2020 inerente ai prestiti fino a 25.000 euro garantiti al 100% e consentiti alle piccole e medie imprese, peraltro già richiedibili in banca anche se manca ancora il via libera della Commissione Europea. 

La verità è che solo una piccola parte di pmi potrà accedere a questo denaro. E una volta ottenuto, sarà fondamentale farne un uso attento. Perché in caso di successivo fallimento, si rischia di dover rispondere al reato di bancarotta preferenziale.

Il Prestito dei 25.000: tutta la verità

In generale si parla di prestiti di un valore complessivo massimo di 25.000 euro riservati alle piccole e medie imprese senza istruttoria, e quindi senza la valutazione bancaria della solvibilità attraverso le indagini sui conti dell’impresa. A garantire il 100% del prestito ci pensa il fondo di Garanzia per le Pmi, mentre per i prestiti più grandi garantirà la Sace, società per azioni che fa capo alla Cdp, Cassa Depositi e Prestiti,  controllata dal ministero delle Finanze. Bassi anche i tassi d'interesse, per molti imprenditori questi fondi possono rappresentare una boccata di ossigeno preziosa a fronte di una pandemia, quella del coronavirus, che ha di fatto boccato gran parte della produzione e del lavoro di tantissime piccole e medie imprese. Proprio per questo, la fretta potrebbe essere cattiva consigliera. Ecco come stanno realmente le cose. 

Il Prestito fino a 25.000 euro solo per chi ha fatturato 4 volte di più

Innanzitutto, va fatta chiarezza sull'importo. 25.000 euro è la cifra massima a cui si può accedere con garanzia al 100% da parte di Sace. Come fa allora l'imprenditore a sapere qual è la cifra massima da ottenere? Lo spiega chiaramente la lettera "m" del provvedimento. N

Non si può chiedere più del 25% dei propri ricavi che risultano nel fatturato del 2019. Dunque, un imprenditore può richiedere 25.000 euro in prestito solo se dimostra di aver guadagnato almeno 100.000 euro. Se la cifra è minore, il calcolo è semplice: il massimo che si può ottenere a fronte di ricavi di 20mila euro sarà di 5mila euro mentre 40.000 euro di ricavato consentirà alla pmi di ottenere 10mila euro di prestiti. E così via.

Come accennato, il tasso d’interesse sarà compreso tra lo 0,2 e lo 0,3%, con durata non superiore a 6 anni. 

Un Prestito sbagliato e il rischio di bancarotta è dietro l'angolo

L’altro aspetto chiave riguarda la gestione del capitale. Ottenere questi prestiti non bisogna cadere nell'errore di pensare di aver superato la crisi, specie se la situazione economica della propria attività dovesse registrare un aggravamento e se si tratta di imprese in condizioni problematiche precedenti all'emergenza coronavirus. 

Nel decreto liquidità non è prevista infatti nessuna esenzione penale dai reati fallimentari. Finanziamenti privilegiati come quelli del decreto non dovranno essere utilizzati per saldare debiti chirografari, e cioè sprovvisti di garanzia come pegno, ipoteca, fideiussione o anticresi.

Da Prestito a bancarotta: il rischio è 10 anni di carcere

Il mancato rispetto della parità di trattamento dei creditori rientra nel reato di bancarotta preferenziale (art. 216 l.f.), per il quale si rischiano fra i tre e i dieci anni. L'esenzione dalla responsabilità non si verifica quando l'imprenditore è consapevole dell'irreversibilità del proprio dissesto economico, nonché della natura chirografaria dei crediti (sent. 15 aprile 2019, n. 1635 della Suprema Corte)