Un flop. Non ci sono altre espressioni per definire l’iniziativa del governo inerente ai prestiti garantiti dallo Stato, fino a 25.000 euro, poi saliti a 30.000. Indebitarsi in un periodo come quello dell’emergenza sanitaria, che dura ormai da oltre quattro mesi, evidentemente, è un’idea che non è piaciuta così tanto ai piccoli imprenditori italiani, anche se con tassi d’interesse vantaggiosi (con qualche eccezione). E così, il prestito garantito, considerato da Palazzo Chigi uno dei grandi provvedimenti per far ripartire l’attività delle pmi e in generali dei piccoli imprenditori, ha suscitato, al contrario, pochissimo interesse.

Prestito garantito, qualche numero

Ma non lo dicono gli imprenditori. Lo dicono i numeri. Si parte dal 17 marzo fino al 25 giugno scorso. Sostanzialmente, il lasso di tempo preso in esame sono poco più di tre mesi. Ebbene, le domande pervenute al Fondo di garanzia del Ministero dell’Economia e delle Finanze, così come previsto dai decreti Cura Italia e Decreto Liquidità, sono state 715.776, per un importo complessivo di prestiti garantiti dallo Stato richiesti dalle imprese pari a 41 miliardi di euro. 

Prestito garantito, il grande inganno dei numeri

Numeri raccolti dalla Cgia di Mestre. Numeri che sembrano significativi in termini assoluti. Ma la stessa Associazione Artigiani e Piccole Imprese a far notare che l’entità di questo fenomeno va dimensionato attraverso il confronto con i potenziali beneficiari di queste misure. Ed è così che le cose cambiano radicalmente. Perché i fruitori possibili del prestito garantito  sono quasi cinque milioni e mezzo. 5,5 milioni di imprenditori avrebbero potuto chiedere il prestito garantito dallo Stato.

Lo hanno fatto in 715.776. Il calcolo è presto fatto: si tratta del 13% del totale dei liberi professionisti e piccoli imprenditori ad aver fatto ricorso al prestito garantito. Pertanto, l’87% ha deciso di non farlo. Quasi il 90% di chi aveva diritto a questi prestiti, ha deciso di non avvalersene. 

Nove pmi su dieci hanno detto no al prestito garantito dallo Stato

Segnala il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo:

Quasi 9 pmi su 10 non hanno chiesto alcun prestito garantito. Sia chiaro se i numeri sono così contenuti la responsabilità non è delle banche e nemmeno del Fondo di garanzia, ma è riconducibile al fatto che lo strumento ha suscitato pochissimo interesse tra gli imprenditori”. 

Zabeo si è poi concentrato sull’aspetto più burocratico della questione, e cioè inerente agli istituti di credito, non particolarmente solerte nella formulazione delle istruttorie. “Tuttavia -ha aggiunto- con un passivo bancario in capo a ciascuna piccola impresa che in Italia ammonta mediamente a circa 100 mila euro, la quasi totalità di queste realtà produttive non ha ritenuto conveniente indebitarsi ulteriormente per risolvere i propri problemi di liquidità. Segnaliamo, invece, che avrebbero bisogno di contributi a fondo perduto che fino ad ora sono stati erogati in misura del tutto insufficiente”.

Prestito garantito? Per le aziende il conto alla rovescia è già iniziato

Anche il segretario della Cgia, Renato Mason, non manca di sottolineare la necessità di sostenere economicamente le attività imprenditoriali, pur preferendo di non accusare nessuno di inefficienze o scarsa sensibilità nei confronti delle imprese e delle piccole aziende, né criticare l'idea in sé del prestito garantito dallo Stato: 

“E' necessario consentire alle pmi di ottenere la liquidità con più facilità, mettendo gli istituti di credito nelle condizioni di farlo. A parità di costi, o quasi, ma con fatturati in caduta libera, se nei prossimi due o tre mesi le piccole aziende non avranno a disposizione la liquidità necessaria per far fronte alle esigenze di ogni giorno, in autunno molte di queste non avranno la forza di rimanere aperte, con effetti occupazionali molto preoccupanti. Ricordo, ad esempio, che nelle realtà produttive con meno di 50 addetti sono occupati quasi due terzi degli addetti del settore privato”.

Al Sud il prestito garantito non interessa per niente

 

A livello territoriale sono le Marche, con il 17,8%, ad aver registrato la più alta incidenza di domande a livello nazionale di prestito garantito bancario presentate con l’ausilio del Fondo di garanzia sul numero di pmi e di lavoratori autonomi ubicati in regione. Al secondo posto c'è l’Emilia Romagna con il 16,4%, segue la Toscana con il 16,2% e l’Umbria, fuori dal "podio", con il 14,8%.

L'incidenza più bassa si registra nel Mezzogiorno, dove evidentemente l'idea del prestito garantito dallo Stato non ha interessato quasi nessuno. In Calabria si segnala l'11,1%, stesso cifra per la Sicilia, 10,9% il Molise, 10,5% la Sardegna e 10% per la Campania. Ma per individuare il fanalino di coda, a livello nazionale, bisogna tornare al Nord: è il Trentino alto Adige, che ha fatto segnare solo il 5,1% di adesioni.

Liquidità a fondo perduto o sarà deflazione

La posizione della Cgia di Mestre rimane quella di sempre. Prestiti garantiti no, prestiti a fondo perduto sì. La chiave resta la liquidità, senza di essa il Paese potrebbe scivolare pericolosamente verso la deflazione, secondo l’associazione imprese e artigiani, che fa riferimento a quanto accaduto nel mese di maggio, quando  l’indice dei prezzi al consumo è stato del -0,2% sia su base annua che mensile. Insomma, a dirla tutta il paese sta già scivolando verso la deflazione, attraverso il progressivo calo dei prezzi dei beni e dei servizi. 

Flop prestito garantito, intanto la deflazione è più di uno spettro

E che problema c’è, potrebbe dire qualcuno. Se i prezzi scendono i consumatori i guadagnano e sono più invogliati ad acquistare. Così, a un primo acchito, la cosa parrebbe positiva. Ma le cose stanno diversamente ed è esattamente l’espressione della deflazione. I prezzi scendono e le famiglie non acquistano a causa delle minori disponibilità economiche e delle aspettative negative.

E così i margini di guadagno si rivelano sempre più risicati per i commercianti, che si ritrovano scaffali e vetrine piene, per non parlare dell'invenduto delle imprese manifatturiere, costrette di conseguenza a ridurre la produzione.

Flop prestito garantito e imprese senza liquidità. Circolo vizioso in arrivo

Scenari del genere, e questo ce lo insegna la storia, comporta a due reazioni immediate: un aumento netto del ricorso alla cassa integrazione e una forte impennata dei licenziamenti. L'economia non gira. Gli imprenditori non hanno soldi per mantenere i propri dipendenti e si genera così un circolo vizioso che butta giù l'economia e soprattutto laf dicua nel sistema. Per la Cgia di Mestre, per superare questa situazione, è necessario iniettare elevate dosi di liquidità nel sistema economico erogando credito alle famiglie e alle imprese (soprattutto quelle piegate dal Covid) almeno fino a fine settembre e rilanciando gli investimenti, attraverso la realizzazione di quelle opere pubbliche che sono necessarie alla crescita del Paese.