L'Italia è un paese che, per quanto forte, appare anche fragile agli occhi dei mercati. Tante le potenzialità, senza dubbio, ma altrettante le difficoltà nel realizzarle. La decisione di alzare l'asticella del deficit/Pil 2019 al 2,4% pone diversi interrogativi sul futuro del mercato italiano, interrogativi che si moltiplicano a dismisura dopo le dichiarazioni del ministro dell'Interno Matteo Salvini secondo cui, a prescindere dal nulla osta dell'Europa, l'Italia andrà avanti con la sua manovra. 

Anche per questo gli analisti di Barclays temono che il mercato itlaiano sarà soggetto a molta volatilità nelle prossime settimane.

La sfida a Bruxelles 

Il mercato giudicava praticamente sicura una manovra che non andasse oltre il 2%, limite massimo per giunta anche poco tollerato dal ministro dell'economia Giovani Tria che invece predicava per un 1,6%, perciò la scelta del governo a guida M5S e Lega non è stata solo una sfida a Bruxelles ma anche alle attese della finanza.

Al varco, però, ci sono sia le Commissioni europee, che con ogni probabilità tra la seconda metà di ottobre e la fine di novembre (periodo entro il quale la commissione dovrà giudicare il Def) dovrebbero rispedire al mittente la proposta del governo, ma anche le agenzie di rating, preoccupate ormai da tempo anche da una sostenibilità del debito pubblico a dir poco chimerica. Non è da escludere, secondo Barclays, anche il rischio di elezioni anticipate: le tensioni interne all'esecutivo, infatti, si sono palesate più volte nel corso di questi ultimi mesi, fino a sfociare nel duello tra Di Maio e Tria, con il secondo disposto a dimettersi, salvo poi evitare il peggio in nome dell'amor di patria, conscio, secondo quanto da lui dichiarato, che un gesto del genere avrebbe creato ancora maggiore confusione in un momento estremamente delicato.