Terni al lotto, lancio della moneta e giro della roulette: le previsioni, sebbene giustificate e supportate da schemi e modelli più o meno coerenti, nascondono sempre un grado di aleatorietà, che spesso si rivela fattore determinante di flop colossali.

Previsioni creative

Quella delle previsioni (e dei rispettivi fallimenti) è una storia di vecchissima data, che in un contesto come quello economico italiano ha assunto contorni da tragicommedia.
“E' chiaro che gonfiare ad arte una previsione di crescita per i prossimi anni, rende il quadro di sostenibilità delle finanze pubbliche assai più roseo rispetto a quello che altrimenti sarebbe” ha commentato Paolo Cardenà, Private Banker, nonché fondatore del celebre Blog Vincitori e Vinti.

Se si fa un passo indietro nella storia recente è possibile vedere come dal 2011, quando i cambi di Governo italici sono stati all’ordine dell’anno, ogni esponente salito in carica abbia previsto, per l’anno successivo al proprio, un rialzo del PIL. L’han fatto Berlusconi, Monti, Letta ed infine Renzi, colui che, al pari degli altri, è arrivato nella veste di conquistatore romano, al motto di veni, vidi, vici. Peccato che sia toscano e che, per ora, non abbia propriamente vinto…

Più PIL per tutti…o quasi

“Ampliare la base imponibile (maggiore PIL), ha come ovvia conseguenza anche un aumento delle entrate fiscali, cosa che determina un miglioramento dei deficit, senza che ciò derivi da un inasprimento delle aliquote”. Cardenà ha quindi aggiunto: “Questo favorirebbe anche un maggior interesse nell'acquisto del debito italiano da parte degli investitori, che comunque sanno (o meglio, dovrebbero sapere) che si tratta di previsioni di crescita del tutto irrealizzabili”.