L'Italia trema. Trema l'Europa ed il Mondo. La seconda ondata sembra essere più dura di quella di marzo. Gli effetti sulle borse finanziarie, sull'economia e sulla tenuta sociale iniziano a farsi sentire. Eppure le scandenze per aziende e privati cittadini rimangono: pagare il mutuo, ripagare i debiti, le tasse. Con l'incertezza del lavoro. E quindi con l'incertezza dei guadagni e compensi. Allora ecco presentarsi l'incubo del pignoramento dei propri beni: prima casa e conto corrente. Perdere i pochi risparmi che si hanno. Perdere la propria casa di abitazione. Abbiamo più volte scritto sul fatto che ci possono bloccare il conto corrente nella notte. Così come la banca puà chiedere il pignoramento dell'abitazione principale per il mancato pagamento delle rate del mutuo. Ma in soccorso a queste ipotesi da incubo ci hanno pensato i vari decreti emessi tra aprile e novembre 2020, che hanno sospeso il pignoramento. Vediamo allora cosa è possibile fare per non perdere i soldi sul conto corrente, o la prima casa.

Decreto Ristoro: stop al pignoramento

Il decreto Ristori (decreto-legge n. 137 del 2020) proroga la sospensione delle procedure di pignoramento degli immobili adibiti ad abitazione principale.

In sede di premessa, vogliamo ricordare che la disciplina del pignoramento immobiliare è contenuta negli da 555 a 559 del codice di procedura civile e prevede le seguenti attività:

  • iniziativa del creditore procedente, che si concretizza in un atto scritto (c.d. libello) contenente la descrizione dei beni e dei diritti immobiliari individuati che si intendono sottoporre ad esecuzione
  • sottoscrizione dell’atto
  • ingiunzione ex art. 492 da parte dell’ufficiale giudiziario
  • notificazione al debitore
  • trascrizione nei pubblici registri immobiliari
  • deposito nella cancelleria del tribunale competente (art. 557), onde consentire la formazione del fascicolo dell’esecuzione.

Il legislatore, con l’art. 54-ter del decreto Cura Italia, al fine di contenere gli effetti negativi dell’emergenza epidemiologica Covid-19, aveva stabilito la sospensione su tutto il territorio nazionale, fino al 25 ottobre 2020,

di ogni procedura esecutiva per il pignoramento immobiliare (di cui all’articolo 555 de codice di procedura civile) che avesse ad oggetto l’abitazione principale del debitore, ossia quella in cui quest’ultimo dimora abitualmente.

Con l’art. 4 del decreto Ristori, ora si è stabilita la proroga della sospensione, dal 25 ottobre 2020 al 31 dicembre 2020. Pertanto, salvo future ed ulteriori proroghe, le procedute esecutive di pignoramento sull’abitazione principale potranno riprendere dal 1° gennaio 2021.

Come avviene il pignoramento della prima casa

Quando si stipula un contratto di mutuo con una banca, questa iscrive un'ipoteca sulla stessa al fine di tutelare se stessa da eventuale mancato pagamento delle rate del mutuo. Cosa che in questi mesi in molti hanno dovuto fare, per poter trovare liquidità pr le esigenze primarie. La banca prima di procedere all’espropriazione deve seguire un’apposita procedura. Al mancato pagamento di 6 rate, anche non consencutive, la banca deve inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno per informare il debitore che il termine del pagamento del mutuo è decaduto. In altre parole la scadenza fissata nell'atto di mutuo si annulla e la banca ha tutto il diritto di riottenere l'intero capitale anche da restituire in un'unica soluzione. Nel caso in cui non si è in grado di far fronte a questa richiesta, il debitore potrà perdere la proprietà della casa, che diventa della banca. Con il decreto mutui del 2017, la banca diventa proprietaria della casa solo se non si sono pagate 18 rate consecutive del mutuo. 

ATTENZIONE, nel caso in cui il mutuatario nel proprio contratto di mutuo abbia sottoscritto la formula “clausola di inadempimento”, la banca in questi casi, può vendere l’immobile senza bisogno di sottostare al passaggio dell’asta giudiziaria, tale azione, una volta completato il processo di vendita dell’immobile comporterà l’estinzione definitiva del mutuo. Anche in questo caso devono essere trascorsi 18 mesi di consecutivi mancati pagamenti. 

Nei casi in cui la suddetta clausola non fosse stata inserita, allora, sarà prevista la vendita all’asta con le forme tradizionali previste per il pignoramento e cioè, sarà interesse del tribunale organizzarne le aste. Ovviamente, sin dalla prima asta di volta in volta il prezzo scenderà sensibilmente, alla quarta asta l’immobile sarà venduto a offerta libera e, se anche questa soluzione dovesse rivelarsi fallimentare, il Tribunale annullerà di fatto il pignoramento, restituendo l’immobile al debitore.

Come evitare il pignoramento della prima casa

Quando ci si trova nelle condizioni di non essere più in gradi pagare le rate del mutuo, oppure è terminato il periodo di sospensione delle rate previste dal fondo di solidarietà mutuo acquisto prima casa, è possibile, prima che la casa vada all'asta, tentare di rinegoziare con la banca il proprio mutuo. La procedura da attivare consiste di presentare una richiesta alla propria banca al fine di ottenere un rifinanziamento del mutuo, contestualmente, si sappia, che bisognerà presentare una istanza dinanzi al Giudice dell’esecuzione competente, il quale concederà una sospensione, massimo di sei mesi, in modo tale da consentire alle parti di concludere l’accordo. 

Altra strada è la surroga del mutuo, qualora si riesca a trovare un altro istituto che possa consentire a condizioni migliori di poter sostituire il mutuo, sia con una riduzione del tasso di interesse sia con l'allungamento della durata di ammortamento. Entrambe le condizioni potranno fare la differenza abbasando l'importo della rata. 

Occhio ai tassi di interesse applicati. Infatti la legge anti-usura pone di limiti massimi del tasso effettivo globale annuo, oltre il quale si cade nell'usura. Per l'anno 2020 i tassi di usura sono per il Tasso fisso 6,5375% e per il Tasso variabile 7,0500%.

In questo modo la tua casa potrà essere salva.

Evitare il pignoramento grazie alla legge antisuicidio

Nel 2012 è stata varata una legge, chiamata anti-suicidio, a favore di quelle persone sovraindebitate che possono, su richiesta, avere una riduzione dei debiti fino all'80%, compreso anche il mutuo, e richiedere la rimodulazione della parte  rimanente in base all’attuale capacità di rimborso.

 

Nel merito, la legge in questione prevede la presentazione di un piano del consumatore, elaborato con diversi meccanismi e allegazione di documenti, la parte fondamentale è l’ausilio di un professionista incaricato OCC – facente parte di un Organismo della Composizione della Crisi, il quale avrà il compito di espletare tutti gli interventi necessari, per poi disporre una relazione, che in allegato al piano, dovrà essere depositata in tribunale presso il Giudice competente. Nel caso positivo, quindi, valutati tutti i documenti e tenuto conto dei presupposti relativi alla meritocrazia il giudice con il Decreto di Omologata, disporrà l’immediata revoca dell’esecuzione immobiliare.

I limiti al pignoramento del conto corrente 

L'art. 255 Codice di procedura penale dispone che 

L'autorità giudiziaria può procedere al sequestro presso banche di documenti, titoli, valori, somme depositate in conto corrente e di ogni altra cosa, anche se contenuti in cassette di sicurezza, quando abbia fondato motivo di ritenere che siano pertinenti al reato, quantunque non appartengano all'imputato o non siano iscritti al suo nome.

Il segreto bancario non esiste più. Le banche sono chiamate a cooperare. Prima i correntisti, grazie al segreto bancario, erano in grado di nascondere le somme e soprattuto le operazioni da occhi indiscreti. Con il nuovo codice di procedura penale le Autorità possono, nel caso ritengano che ci siano reati da contestare possono procedere alla richiesta di blocco dei beni, fino a procedere con un'azione di pignoramento del conto corrente, anche se cointestato.

Va però precisato che ci sono dei limti sulla pignorabilità del conto corrente. Vediamoli insieme.

Conto Corrente: cosa si puà pignorare

Non tutte le somme depositate sul conto corrente possono essere pignorate. Nel caso di conto corrente cointestato possono essere riprese solo il 50%. Anche se la somma non dovesse soddisfare totalmente il debito contratto. 

Inoltre, quando le somme depositate derivano esclusivamente da rapporto di lavoro, anche il pignoramento dello stipendio su conto corrente è regolamentato. Se il denaro è depositato prima del pignoramento, può essere espropriata solo la parte che eccede il triplo dell'assegno sociale (€ 459,83 per il 2020, quindi la cifra impignorabile è di 1379,49€). Qualora il versamento delle somme sia avvenuto dopo l'atto di pignoramento, si può procedere al cosiddetto pignoramento del quinto, per massimo un quinto degli importi a titolo di stipendio. Le stesse limitazioni si applicano anche per pignoramento del TFR o pensione.

Nel caso di un conto "in rosso" o vuoto, i versamenti utili a diminuire o azzerare l'ammontare scoperto non sono pignorabili (come stabilito dalla sentenza della Cassazione n. 6393/2015). Rimangono comunque aggredibili gli eventuali depositi successivi alla riattivazione del conto.

Si può pignorare il conto cointestato?

Nel caso di conto corrente intestato a più persone, con facoltà per le medesime di compiere operazioni anche separatamente (cosidetta firma disgiunta), gli intestatari sono considerati creditori o debitori in solido dei saldi del conto, cosicché gli stessi possono, legittimamente, disporre, nei confronti della banca o del diverso ente creditizio presso cui sia istituito il conto, di tutte le somme esistenti a saldo su tale conto. Inoltre vige il principio dell'origine dei fondi, se dal soggetto debitore o dagli altri intestatari del conto corrente. 

Se il conto corrente è cointestato, ad esempio tra marito e moglie, e il pignoramento riguarda uno dei due coniugi, la metà della somma versata è comunque a disposizione dell’altro coniuge e non può essere vincolata, ne dalla banca ne dal Giudice. In più, per effetto della solidarietà attiva, il coniuge pignorato, può fare operazioni sulla metà a disposizione del coniuge non pignorato.