Pubblica amministrazione e burocrazia. Coronavirus o meno, i veri grandi mali del nostro paese continuano a essere loro. Mali che causano costi incalcolabili al nostro sistema produttivo: parliamo di quasi 100 miliardi di euro, stando alle stime fornite dall’ufficio studi della Cgia di Mestre

Cifre che già risultano insostenibili in un contesto normale, e quindi al di fuori di un’emergenza sanitaria. Ma siccome l'emergenza c'è, ed è tutt'altro che passata, questi numeri rischiano di mettere definitivamente in ginocchio le imprese italiane. Intervistati dall’Unione Europea, gli imprenditori italiani hanno denunciato con più energia e veemenza rispetto agli altri imprenditori dell'Ue la complessità delle procedure amministrative a cui sono sottoposti.

Nove aziende su dieci lo hanno sottolineato: ogni volta che occorre applicare e seguire le disposizioni della pubblica amministrazione, vanno in grave difficoltà. 

Burocrazia e pubblica amministrazione ci costano 100 mld all'anno

Burocrazia, dunque. Anzi, malaburocrazia. E i costi raddoppiano. Dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo:

“Se ai 57,2 miliardi che ci costa la burocrazia, stando alle nostre stime, aggiungiamo anche i mancati pagamenti da parte dello Stato centrale e delle Autonomie locali nei confronti dei propri fornitori, il cattivo funzionamento del nostro settore pubblico grava sul sistema produttivo italiano per quasi 100 miliardi di euro all’anno”. 

Burocrazia e pubblica amministrazione, l'Italia viola le norme Ue

Dodici miliardi sono stati messi a disposizione degli italiani con il Decreto Rilancio. Avrebbero dovuto abbassare lo stock del debito commerciale a 42 miliardi circa. Tuttavia, fa sempre notare il centro studi della CGIA di Mestre, il 28 gennaio 2020 la Corte di Giustizia Europea ha segnalato una violazione dell’Italia della direttiva 2011/7/Ue relativa alla contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, in quanto non ha assicurato che le sue Pubbliche amministrazioni, quando sono debitrici nel contesto di simili transazioni, rispettino effettivamente termini di pagamento non superiori a 30/60 giorni di calendario, stabiliti dalla Direttiva.

Decreti salva Italia infettati da burocrazia e pubblica amministrazione 

Burocrazia cieca e ottusa. Pubblica amministrazione drammaticamente e irreversibilmente malfunzionante. Le punte di eccellenza della nostra PA, che esistono, non compensano un sistema generale ormai incancrenito e che non dà alcun segnale di redenzione. Anzi, con il Covid, le cose sono peggiorate, come sottolinea il segretario della CGIA Renato Mason:

I decreti Cura Italia, Liquidità e Rilancio non hanno innescato gli effetti positivi auspicati. Hanno generato confusione, disorientamento e irritazione dei lavoratori e delle imprese nei confronti delle istituzioni pubbliche. I punti di criticità sono tanti, in particolar modo di natura burocratica. I provvedimenti sono impossibili da gestire e da rispettare, sono scritti male e difficilmente decifrabili. Chi pensa di mantenerli vive fuori dal mondo”.

Pubblica amministrazione e burocrazia, l'esempio dello smart working

Meno burocrazia e meno pubblica amministrazione, in questo periodo di emergenza, ha portato soprattutto a un traguardo, se così si può definire: lo smart working. Per molti osservatori, una manna dal cielo in grado di snellire il lavoro e ottimizzarlo. Ma le cose non sono andate così.

Secondo una recente indagine condotta da Promo Pubblica Amministrazione Fondazione: “La PA chiamata alla prova dello smart working”, su un campione di 50 dirigenti del settore pubblico che ha denunciato problemi legati alla sicurezza informatica, all’utilizzo di PC personali e ai problemi di connessione internet, è stata rilevata una contrazione media della produttività di questi lavoratori del 30 per cento.

Il dato è inquietante di per sé. Ma lo sono ancor di più le motivazioni. Perché nel 2020, che un dirigente del settore pubblico indichi nella connessone internet uno dei problemi principali del lavoro da casa, evidentemente c'è davvero qualcosa che non va. Teniamo conto inoltre, questa è un’altra osservazione che arriva dalla Cgia di Mestre, che prima dell’avvento del coronavirus il livello di produttività medio della nostra pubblica amministrazione non era particolarmente elevato.

Il peso della burocrazia che affligge il Nord Italia

A livello territoriale, gli effetti negativi sull’economia della burocrazia e del malfunzionamento della pubblica amministrazione, le realtà più penalizzate sono a Milano, Roma e Torino. Le stime dell’ufficio studi della Cgia sul peso effettivo della burocrazia sulle imprese per prince di residenza, mettono il capoluogo lombardo al primo posto: 5,77 miliardi annui è il costo sostenuto dalle imprese milanesi per la gestione dei rapporti con la pubblica amministrazione.

Segue Roma a 5,37 miliardi, Torino con 2,43, Napoli con 1,97, Brescia con 1,39 e Bologna con 1,35 miliardi di euro. Le meno soffocate? Si va al sud, con Enna (87 milioni di euro), Vibo Valentia (82 milioni) e Isernia (56 milioni di euro).

In buona sostanza, le realtà imprenditoriali più penalizzate sono quelle dove vi è maggiore concentrazione di attività che producono ricchezza. 

Pubblica amministrazione: troppi decreti attuativi

Sburocratizzare e snellire la pubblica amministrazione? Si può? Si deve. Ma non è una passeggiata. Tra le proposte della CGIA, innanzitutto c'è ridurre le norme nel nostro ordinamento. Che invece, in questi decenni, sono aumentati a dismisura. Dunque, occorre un'inversione a U di 180 gradi: un provvedimento necessario.

Ma come detto, non è facile, i tempi sarebbero molto lunghi perché mai come in questi ultimi anni il legislatore nazionale è stato costretto a eccedere nell’approvazione di decreti legislativi, che, per essere operativi, hanno richiesto successive approvazione di provvedimenti e decreti attuativi.

E' così difficile scrivere le leggi... in un italiano comprensibile?

Da qui, l’altro passaggio fondamentale per eliminare la cattiva burocrazia e migliorare la pubblica amministrazione. Scrivere meglio le leggi. Sembra banale ma non lo è,  come sottolinea la Cgia di Mestre, eliminando le sovrapposizioni esistenti tra i vari livelli di governo, bandendo il burocratese e imponendo un monitoraggio periodico sugli effetti che queste producono, soprattutto in campo economico.

Ricetta per migliorare la pubblica amministrazione e sburocratizzare

Il resto della ricetta della CGIA di Mestre? Incentivare il meccanismo silenzio assenso, introdurre controlli successivi molto rigidi e una virtuosa digitalizzazione di tutti i soggetti pubblici per evitare duplicazioni di richieste che travolgono cittadini e imprenditori ogni qual volta si interfacciano con un ufficio pubblico. “Depenalizzare” il reato di abuso di ufficio che “dissuade” tanti dirigenti pubblici ad apporre la firma, rallentando enormemente lo smaltimento delle pratiche nell’edilizia, nell’urbanistica e nel settore degli appalti.