"Nel 2019 la nostra Pubblica Amministrazione ha saldato mediamente in 48 giorni i propri fornitori, quindi con un solo giorno di ritardo". Così il Mef, nei giorni scorsi, a proposito dei tempi di pagamento tenuti dalla Pubblica Amministrazione l'anno che è appena passato. Un passaggio che non è piaciuto affatto alla Cgia di Mestre. Che infatti, ha replicato senza mezze parole attraverso il coordinatore dell'Ufficio Studi, Paolo Zabeo: 

"Ma di cos'è che esattamente stanno parlando? Evidentemente adesso si capisce per quale motivo la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ci ha condannati lo scorso mese di gennaio. Evidentemente, al Mef continuano ad ignorare le disposizioni previste dalla direttiva Europea contro i ritardi nei pagamenti nelle transazioni commerciali tra Amministrazioni pubbliche e imprese private".

Pagamenti pubblica amministrazione, i dati del Mef non coincidono

Un lancio di agenzia, quello trasmesso dal Ministero dell'Economia e della Finanza, che, è evidente, ha messo immediatamente sul chi va là l'associazione artigiani e piccoli imprenditori. E infatti, Paolo Zabeo, nella sua replica decisamente accesa, ha ricordato quali sono le tempistiche di pagamento imposte dalle direttive dell'Unione:

"Ricordiamo che la direttiva Ue impone i pagamenti della Pubblica Amministrazione entro 30 giorni,  fino a 60 solo nel caso di transazioni riferite al settore sanitario. Quindi, se l'anno scorso la nostra Pa ha liquidato le imprese in 48 giorni, vuol dire che rispetto alle disposizioni di legge ha pagato i fornitori, non del settore sanità, con 18 giorni di ritardo".

I ritardi della pubblica amministrazione che il Mef si ostina a "nascondere"

Insomma, praticamente assomiglia molto a un'equazione. il cui risultato è sempre lo stesso. E cioè: ogni qual volta il ministero dell’Economia e delle Finanze, quindi il Mef, affronta il tema dei debiti commerciali della Pubblica Amministrazione, i dati che presenta ai cittadini e che trasmette alle agenzie media sono sempre parziali, con tanto di medie quantomeno improbabili. Quest'ultimo lancio di agenzia ne è la prova, come spiega la Cgia di Mestre.

Un giorno solo di ritardo rispetto alle scadenze contrattuali per il pagamento dei propri fornitori nel 2019. Così si è espresso il Mef. "Questa è bella" la risposta del centro studi guidato da Paolo Zabeo. Come mai? I giorni riportati dal lancio di agenzia stessa, e quindi dal Mef medesimo, sono di 48 giorni.

Una media che, come abbiamo già anticipato, è la somma dei pagamenti della sanità, per legge da onorare entro e non oltre sessanta giorni, e i pagamenti di tutti gli altri settori che, com'è noto, vanno saldati entro e non oltre trenta giorni.

Pubblica amministrazione, pagamento dei debiti e Mef: ecco come stanno realmente le cose

Guardando i dati dei principali comparti della PA, si scopre che le amministrazioni centrali, nel corso del 2019, hanno pagato dopo sessanta giorni, e quindi con trenta giorni di ritardo rispetto alle disposizioni di legge.

Regioni e Province hanno ricevuto i pagamenti dovuti dopo 33 giorni, dunque, con tre giorni di ritardo rispetto alle scadenze previste da regolamento mentre gli enti locali hanno ricevuto i soldi dovuti dopo cinquanta giorni, e quindi con venti giorni di ritardo secondo le disposizioni previste dalla normativa.

C'è un solo caso "virtuoso" ed è quello inerente alla sanità. Liquidata assieme ai suoi fornitori dopo 50 giorni dall'emissione della fattura, dunque, con una decina di giorni di anticipo. Così la media generale si è lievemente abbassata.

Ma, spiega la Cgia di Mestre, è evidente che facendo la somma dei vari comparti, vien fuori un dato decisamente non omogeneo, per nulla significativo, sostanzialmente, falsato.

Ecco perché i dati del Mef sulla pubblica amministrazione non sono corretti

Aggiunge ulteriore carne al fuoco Paolo Zabeo, coordinatore del Centro Studi della Cgia di Mestre:

"Peccato che il Mef non riesca ancora adesso a dirci a quanto ammonta il debito complessivo della nostra Pubblica Amministrazione nei confronti delle imprese, che secondo l’Eurostat, invece, sarebbe di quasi 50 miliardi di euro (al netto della componente in conto capitale). E non ci dica nemmeno quante sono le Pubbliche Ammnistrazioni monitorate dalla Piattaforma Crediti Commerciali (PCC) gestita proprio dai tecnici del ministero dell’Economia".

C'è da dire infatti che solo una parte delle pubbliche amministrazioni è iscritta al Pcc, dunque, ben monitorata e a stretto contatto con il Mef. Una larga parte della PA in realtà non lo è affatto. E non transitando nella piattaforma, inevitabilmente condiziona il risultato del calcolo pubblicato dalle agenzie e rilaciato dal Mef. Ecco perché, spiega la Cgia di Mestre, i dati presentati sono soltanto parziali, e anche poco rappresentativi.  

 

Il gioco sull'equivoco, così per il Mef la pubbica amministrazione è brava pagante

Così conclude la nota della Cgia di Mestre il Segretario Renato Mason:

“Come sempre il Mef gioca sull'equivoco. Sostengono di aver pagato con un giorno di ritardo, mettendo a confronto, molto probabilmente, i tempi medi di pagamento effettuati con la scadenza prevista dal contratto che, pare di capire, nel 2019 è stata di 47 giorni. Cosa però che è in contrasto con la legge, perchè bisogna saldare i fornitori entro 30 giorni”.