Continuano i tagli alle stime di crescita dell'economia globale con numeri che continuano a diminuire. Ma ciò che preoccupa il popolo degli osserrvatori non è tanto il fatto che il range continuni a rimpicciolirsi, quanto la sostenibilità di una crescita futura che potrebbe venir meno. Infatti alla base del continuo limare, da parte delle grandi orgnaizzazioni internazionali, ci sono fattori come il debito nazionale cinese, sul quale anche il FMI recentemente ha lanciato un allarme, le tensioni geopolitiche, variabili difficilmente gestibili sul lungo periodo, e soprattutto la volatilità dei mercati stessi derivante dalla consapevolezza delle precedeni due voci.

Cosa significa questo?

Che per quanto la Banca Mondiale abbia decretato la prossima crescita globale intorno al 2,4% invece del precednete 2,9% per il 2016 (2,8% nel 2017), resta comunque la preoccupazione che questa cifra potrà cambiare nuovamente, soprattuto se si pensa che la precedente valutazione era avvenuta solo a gennaio di quest'anno, quindi circa 6 mesi fa. Appare preoccupato di ciò anche Stefan Kreuzkamp, Chief Investment Officer di Deutsche AM che teme, tra tutto, le conseguenze di una perdita di controllo da parte del governo cinese qualora il fantasma del debito, non solo cinese, esploda sui mercati. Resta aperta anche la questione dei rialzi dei tassi da parte della Fed, con un'incognita che è diventata snervante per i mercati e che evidenzia anche una debolezza di fondo delle economie nonostante i numerosi stimoli ricevuto dalle banche centrali. In questo caso le previsioni di Deutsche AM confermano altri due rialzi entro il marzo del 2017, che dovrebbero sancire la fine della debolezza del biglietto verde rispetto all'euro a sua volta ancora oggetto di nuove misure accomodanti da parte della Bce, ma anche per questo si preferisce restare neutral sull'azionario a stelle e strisce.