Ormai per dare una spinta alle quotazioni del petrolio non bastano più nemmeno le crisi internazionali in zone sensibili come il Medio Oriente.

La situazione

Di ieri la notizia secondo cui diverse azioni arabe tra cui Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi, Egitto e Yemen avrebbero isolato il Qatar accusato di sostenere le organizzazioni terroristiche islamiche. Una crisi che, da sola, avrebbe potuto sconvolgere i mercati. Ma questo nel passato. Adesso le Borse non hanno minimamente dato peso ad una notizia che, potenzialmente gravissima per gli equilibri internazionali, non lo è invece per quelli finanziari. Molto più importanti, invece, agli occhi degli operatori, potrebbero essere le prossime decisioni della Bce di giovedì in cui, con ogni probabilità, verrà annunciata una nuova decisione sul futuro delle politiche monetarie, lo stesso giorno in cui ci saranno le elezioni in Gran Bretagna, altra incognita pericolosa. Infatti il primo ministro Theresa May a suo tempo volle indire nuove consultazioni elettorali sfruttando il vantaggio che, si presumeva, potesse avere l'azione del governo; attualmente, però, gli ultimi sondaggi hanno evidenziato una nazione che continua ad essere divisa in due per quanto riguarda la Brexit.

Tornando alla questione del greggio e alla crisi araba, la prima reazione del petrolio, invece, è stata quella di un rialzo repentino delle quotazioni immediatamente dopo la conferma dei provvedimenti contro l'emirato, ma alla fine si è trattato del sempre più frequente fuoco di paglia che sempre più spesso si verifica sul fronte dell'andamento dei prezzi del greggio. Risultato: immediatamente dopo le primissime ore di entusiasmo è subentrato nuovamente lo scetticismo di fondo sulle sorti della materia prima e il tutto si è chiuso con un +1,6% che presto si è addirittura trasformato in un saldo negativo sul Brent di -1%. A sorprendere è soprattutto il fatto che il Qatar è il primo fornitore di gas naturale liquefatto al mondo eppure, nonostante i problemi che si sono verificati, il prezzo spot non è andato oltre minime oscillazioni, continuando ad orbitare intorno ai 5,50 dollari per milione di British thermal units. Eppure il Qatar vanta qualcosa come 80 milioni di tonnellate di produzione annua di gas, con clienti europei d'eccezione visto che quasi un quarto di questa produzione è destinata al Vecchio Continente. Non solo, ma sempre la nazione araba affaccia sul famoso Stretto di Hormuz, lo snodo d cui transita il 30% del flusso del commercio del petrolio via mare