Martedì 1 luglio la tassazione del Capital Gain è passata (nel silenzio di gran parte dei media e delle banche stesse) dal 20% al 26% per qualsiasi attività finanziaria ad esclusione dei titoli di Stato Italiani e dei Paesi in White List la cui tassazione resta al 12,50%. Ovviamente anche le minusvalenze pregresse subiranno un bel taglio del 30%. Sebbene sia stata spacciata dal governo come una misura per colpire la speculazione, la nuova tassazione è in realtà una mini-patrimoniale silenziosa che colpisce indiscriminatamente il rendimento di conti correnti, depositi vincolati e strumenti finanziari detenuti dalle famiglie e dai pensionati contribuendo così a deprimere ulteriormente il risparmio, mentre lascia sostanzialmente indenni i veri speculatori e le istituzioni finanziarie.

Certo, se l’intenzione del nostro governo è quella di forzare gli investitori privati a spostare liquidità verso i titoli di stato italiani questa è la manovra giusta. Ma l’investitore che voglia riallocare liquidità in strumenti obbligazionari per sfruttare la tassazione agevolata del 12,50% non è obbligato a comprare titoli di stato italiani a basso rendimento, e la stessa formulazione di legge lo consente. Guardatevi la White List pubblicata dall’Agenzia delle Entrate a questo link, che elenca tutti i Paesi del mondo con cui l’Italia ha scambi di informazioni finanziarie e dei quali è possibile acquistare i Sovereign Bond godendo del 12,50% di tassazione.

Poi andate sul sito russo www.cbond.it che è una vera miniera di informazioni sulle emissioni di titoli di stato e titoli corporate del mondo intero e cercatevi obbligazioni di stato ad alto rendimento in paesi con un buon tasso di crescita e con rating “investment grade”. Molti bond sovrani di paesi emergenti sono emessi in valute occidentali tra cui l’EUR che ci evita la copertura del rischio cambio. Sfruttando il differenziale tra inflazione italiana e inflazione del paese emergente (più alta della nostra grazie al PIL superiore) è facile portarsi a casa ottimi rendimenti (ma non più stellari, come un tempo) pagando solo il 12,50%. Attenzione ovviamente al rischio paese! A questo proposito continuano a giungere news confuse sull’Argentina, vicina a un nuovo default se non trova un accordo di rinegoziazione del debito in scadenza entro il 30 luglio. Il Brasile, la cui squadra di calcio si sta guadagnando il consenso dei telespettatori grazie a partite di calcio avvincenti, venerdì scorso ha dichiarato a sorpresa un deficit di bilancio che sta pesando sia sul Real sia sull’indice azionario Bovespa. Nel medio termine però il Brasile resta un mercato molto interessante anche in vista dell’ulteriore spinta all’economia che daranno il Mondiale di Calcio 2014 e le Olimpiadi di Rio 2016.