I mercati faticano a svegliarsi del dolce sogno che finisca presto la guerra commerciale, sebbene ormai i fatti abbiamo accoppato tutta la narrativa entusiastica dell’amministrazione Trump sull’imminenza dell’accordo per il disarmo commerciale.

Se già si notava da qualche giorno un deciso raffreddamento da parte cinese, che pretendeva la rimozione di almeno una parte dei dazi ora in vigore prima di firmare l’accordo di Fase 1, quel che è successo ieri ha definitivamente sepolto la possibilità di una rapida conclusione delle trattative.

Ieri infatti l’unanimità dei senatori e dei membri della Camera dei Rappresentanti USA ha approvato una legge chiamata “Hong Kong human rights and democracy act” cioè la legge che appoggia le proteste di Hong Kong e subordina per questa regione autonoma cinese il mantenimento dello status di partner commerciale privilegiato alla verifica annuale dell’indipendenza reale garantita dalla Cina.

Un duro colpo ai cinesi, che hanno sempre lamentato l’ingerenza americana sulle proteste di Hong Kong.  La reazione cinese non si è fatta attendere ed ha intimato alla Casa Bianca di non far entrare in vigore questa legge. Infatti è ancora necessaria la ratifica di Trump, che avverrà certamente, data l’unanimità dell’approvazione parlamentare. In tal caso i cinesi hanno promesso ritorsioni. Già si parla almeno di un rinvio delle trattative al prossimo anno. Occorrerà poi verificare se la reazione di Trump sarà quella promessa, cioè di alzare i dazi in caso di ritiro cinese dal negoziato.