I dati cinesi in pubblicazione continuano a confermare l'ipotesi di un rimbalzo congiunturale cinese, e di un miglioramento del quadro macro globale.

Venerdi è stato pubblicato il trade balance cinese di marzo, che ha visto un fortissimo rimbalzo dell'export (+14.2% anno su anno da precedente -20.8% e vs attese per +6.5%), mentre le importazioni (-7.6% da prec -5.2% e vs attese per 0.2%) sono rimaste poco brillanti. E' difficile estrapolare quanta della forza dell'export sia dovuta alla diversa collocazione delle festività del capodanno nel 2018 (tardo febbraio) vs 2019 (prima settimana di febbraio). Va detto che tra le aree geografiche spicca l'EU (+23.7%) mentre USA (+3.5%) e Giappone (+9.6%) hanno mostrato rialzi meno forti. Un indizio che in manifatturiero EU si sta riprendendo? Le prime risposte potrebbero venire coi PMi flash di aprile in pubblicazione Giovedì. Attendiamo fiduciosi. Anche l'export vs Asia ha fatto bene (+24.8%).

Riguardo la delusione sull'import, Goldman ipotizza che il taglio dell'IVA in vigore dal primo aprile abbia indotto a rinviare le importazioni. Vedremo come sarà il dato di aprile, tra un mese.

Ancora più sensazione hanno generato gli aggregati di credito cinesi di marzo, che vedono il total social financing uscire ben 1 trilione di Yuan oltre le attese (2.86 da 0.7 vs 1.85 atteso), con una crescita anno su anno dell'11.7%, una volta aggiunta ai numeri l'emissione di bond dei governi locali. I new loans hanno a loro volta fracassato le stime (1.69 trln da prec 0.885 e vs attese per 1.25), per una crescita anno su anno del 13.7%. Sopra attese anche  la crescita degli aggregati monetari (M1 da 2% a 4.6%, M2 da 8% a 8.6%) a indicare che l'espansione del credito ha fatto accelerare quella della moneta. Diciamo che il grafico sul credit impulse cinese sta infine iniziando a cambiare volto.