L'introduzione dei piani individuali di risparmio (PIR) nel panorama degli asset mobiliari ha - di certo - focalizzato l'attenzione degli addetti ai lavori sia in funzione della raccolta finora raggiunta che - soprattutto - per quella stimata nel medio termine.

Le performance registrate dai sottostanti oggetto di investimento da parte dei money manager è sotto gli occhi di tutti. Gli stessi benchmark di riferimento, attraverso i loro significativi risultati finora conseguiti, non possono lasciare indifferenti e - per alcuni tratti - richiamano alla mente del risparmiatore (e non solo) gli straordinari anni 2000 e l'ormai celebre (e forse dimenticato) "Nuovo mercato".

La storia ha comunque insegnato che la potenziale bolla speculativa può essere dietro l'angolo e pertanto - si deve ritenere non solo corretta ma ancor più responsabile - la dichiarazione rilasciata ieri dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan che, intervenendo ad un convegno dell'Ania, ha sottolineato come «I Pir sono un primo strumento, se ne possono immaginare altri. Nella legge di Bilancio abbiamo introdotto ad esempio misure che facilitano la quotazione» ed ancora «Il governo è disponibile a studiare eventuali modifiche anche per il futuro. Siamo in una fase sperimentale, guardando al medio periodo mi auguro che si possa andare di più in questa direzione». Quest'ultima considerazione è già in atto.

L'emendamento presentato da parte di Movimento 5 Stelle e Mdp alla Commissione Bilancio del Senato relativo alla cancellazione del comparto real estate come nuovo possibile asset da introdurre nel contesto PIR è stato respinto la scorsa settimana - ed ora - si attende l'esito del passaggio alla Camera. Molti osservatori reputano che, anche in quest'ultima sede, non si troveranno particolari difficoltà nell'approvare il tutto.