Come è già successo più volte in passato, e nel commento di ieri ne ho portato alcuni esempi, i livelli chiave che segnano lo spartiacque tra due stati d’animo opposti nel sentiment dei mercati, richiedono un po’ di tempo per essere adeguatamente testati.

Su quei livelli le forze in campo che si combattono (rialzisti e ribassisti) sono schierate in massa a difesa delle proprie convinzioni. I rialzisti ignorano i pessimi dati dell’economia reale, piegata come non mai dal blocco produttivo per colpa dei lockdown e guardano piuttosto con speranza alla montagna di dollari messa in campo dall’indebitamento governativo e fornita dalle iniezioni monetarie delle banche centrali. I ribassisti notano la sopravvalutazione dei listini, se confrontata con le attese di forte calo degli utili societari di questo martoriato 2020 e si aspettano che gli indici atterrino su valori più realistici. Intanto la folla degli opportunisti (i trader di breve periodo) attende in platea l’esito dello scontro, per poi saltare sul carro del vincitore, stringergli la mano, e pronunciare  la classica frase di servile ossequio: “Bravo. Ho sempre creduto in te!”

Anche stavolta superare l’ostacolo, decretare la fine della negatività e la resurrezione del toro, che solo due mesi fa sembrava ucciso dal coronavirus, sembra richieda tempo ed pazienza, oltre che incertezza sull’esito finale.

Lo abbiamo visto anche ieri sul mercato azionario americano, dove il predominio apparente dei rialzisti si è alternato con la riscossa (apparente anche questa) dei ribassisti, con un’ampia oscillazione intraday che deve aver provocato un po’ di mal di mare a chi aveva posizioni aperte. Il future su SP500, che martedì scorso ha superato per la prima volta quota 3.000, per poi chiudere la seduta al di sotto, ieri mattina, grazie al buon andamento asiatico, ha ripreso la marcia rialzista ed all’ora europea di pranzo ha segnato un nuovo massimo a 3.035. Ma la debole apertura di Wall Street lo ha ricacciato rapidamente indietro, nuovamente ben sotto i 3.000 e sotto i minimi della seduta precedente, dando l’illusione che alla fine stessero prevalendo i ribassisti. Ma la fine non era ancora arrivata, poiché a 2.965 è scattato l’attacco dei compratori e la seconda parte della seduta è stata tutta al rialzo con chiusura su un nuovo massimo relativo a 3.039. Insomma in 21 ore (dalle 2 alle 23 di ieri, ora italiana) il grafico ha mostrato tre ampi movimenti direzionali. Due rialzisti: il primo dalle 2 alle 12, di 51 punti, il secondo dalle 17 alle 23, di 73 punti. In mezzo, dalle 12 alle 17, si è visto un forte movimento ribassista di -69 punti. Insomma un vero e proprio giro sull’ottovolante, che ha messo a dura prova lo stomaco degli operatori.

Un giro che oggi potrebbe ripetersi. Anche perché in USA sembra essere in atto una sorta di rotazione settoriale, che vede prese di beneficio sui vincitori tecnologici, favoriti dal lockdown, che hanno dominato nella prima fase del rimbalzo, ed un ritorno di fiamma per le imprese tradizionali della old economy, martoriate dal lockdown e che hanno riaperto i battenti quasi dappertutto. Gli investitori le stanno un po’ riscoprendo, ora che si stanno convincendo che la ripresa economica sarà potente e veloce.

La fotografia di questa situazione, che si sta sviluppando da qualche seduta, ce la danno le performance di ieri. Il Nasdaq100, pieno di big tecnologici, ha fatto “solo” +0,55% contro il +2,21% del Dow Jones, emblema della old economy, e lo spettacolare +3,27% dell’indice Russell 2000 delle small cap. SP500, che comprende un po’ di tutto, ha segnato +1,54%, praticamente in mezzo. Raramente si vede una simile variabilità di performance tra i 4 indici USA.

Assai più tranquilla e radiosa è stata invece la seduta europea, sebbene smorzata un po’ dal fatto che, mentre le borse europee chiudevano la seduta, Wall Street stava vivendo il suo movimento correttivo sotto i 3.000 punti di SP500.

Eurostoxx50 (+1,73%) e Dax (+1,33%) hanno comunque portato a casa il chiaro superamento dei massimi di fine aprile, che decreta l’uscita rialzista da una lunga fase laterale, che si protrae da quasi due mesi. Il segnale di forza apre la strada verso obiettivi abbastanza ambiziosi (3.260 per Eurostoxx50 e 12.250 per il Dax). Un po’ più sbiadita è stata la performance del nostro Ftse-Mib (+0,28%, ieri tra i peggiori d’Europa), nonostante la discreta vena delle banche, ma gravato da qualche presa di profitto sui titoli che avevano corso molto nelle sedute precedenti. E’ significativo che il nostro indice non abbia ancora superato i massimi di aprile e rimanga all’interno del trading range, mostrando così una debolezza relativa evidente, se confrontato con Eurostoxx50 e Dax.

Eppure ieri ci sarebbe stato da festeggiare la proposta di Piano sul Recovery Fund, presentata ieri al Parlamento Europeo da Ursula Von der Leyen, e che sarà discussa dal Consiglio Europeo dei capi di stato e di governo il 18-19 giugno prossimi. 

Una vera e propria manna dal cielo per le casse dello Stato italiano sempre più vuote.

Lo stanziamento è di 750 miliardi (250 in più della proposta franco-tedesca) e di questi ben 500 andrebbero a fondo perduto, mentre 250 sarebbero prestiti da restituire.

Il nostro paese sarebbe il maggior beneficiato, con ben 82 miliardi di “pasti gratis” e 91 miliardi di prestiti, ovviamente a tassi molto bassi.

Sembra un regalo così significativo da aver chiuso la bocca persino ai due accaniti sovranisti Salvini e Meloni, che si sono limitati a balbettare che fino a quando non arriveranno i soldi non ci crederanno.

Eppure lo hanno festeggiato di più gli altri listini europei che il nostro Ftse-Mib.

Perché il mercato italiano è così cauto? Solo un mese fa nessuno si sarebbe mai aspettato un aiuto così generoso.

Forse c’è il timore che i tempi di attuazione siano un po’ troppo lenti. Si parla di disponibilità a partire dal 2021. Come faremo a passare il guado del 2020 senza gli aiuti? 

O forse si aspettano qualche scherzetto ostruzionistico da parte del club Frugal Four (Olanda, Austria, Danimarca e Svezia)? L’Olanda in effetti si è già detta contraria e probabilmente darà battaglia. Ma se sono d’accordo Merkel e Macron è difficile che la proposta non passi. 

Eppure in un contesto di euforia vedere la nostra borsa così indietro dopo un simile regalo lascia un po’ perplessi.

Il piano per il Recovery Fund sembra troppo bello per essere vero.