Il reddito di cittadinanza, di cui si parla tanto in questo periodo, finisce sotto la lente anche dell'Inps che ieri ha diffuso il messaggio n.3627, nel quale ha fornito le istruzioni per la richiesta di rinnovo del beneficio e per la prima domanda.

Reddito di cittadinanza: rinnovo dopo 18 mesi. Chi deve chiederlo ora?

Il reddito di cittadinanza, come previsto dal decreto legge 28 gennaio 2019, ha una durata di 18 mesi, al termine dei quali può essere rinnovato, previa sospensione dell'erogazione della ricarica per un mese prima di ciascun rinnovo.

A settembre di fatto il sussidio è scaduto per quanti lo hanno ricevuto per la prima volta ad aprile 2019 e hanno continuato a beneficiarne senza soluzione di continuità.

Nel messaggio dell'8 ottobre 2020, l'Inps ha spiegato che la domanda di rinnovo può essere presentata a partire dal mese in corso, da parte dei nuclei per i quali il reddito di cittadinanza è scaduto a settembre.

L'ente fornisce un'importante precisazione ed evidenzia che in caso di rinnovo deve essere accettata, a pena di decadenza dal beneficio, la prima offerta utile di lavoro congrua.

Reddito di cittadinanza: dove presentare domanda di rinnovo

La domanda di rinnovo può essere presentata seguendo le stesse modalità previste per la prima, utilizzando come canali il gestore del servizio ossia Poste Italiane, accedendo al sito www.redditodicittadinanza.gov.it o a quello dell'Inps, ma anche rivolgendosi ai centri di assistenza fiscale e ai patronati.

RdC: come si calcolano i 18 mesi. Focus su variazione nucle familiare

L'Inps fornisce nel messaggio n.3627 indicazioni operative per il calcolo dei 18 mesi del reddito di cittadinanza, facendo così chiarezza su chi deve presentare la domanda di rinnovo e quando.

Variazione della composizione del nucleo familiare

Se nel nucleo familiare c'è stata una variazione nel periodo di fruizione del beneficio, il limite temporale di 18 mesi si applica al nucleo modificato, ovvero a ciascun nucleo familiare formatosi in seguito alla variazione.

Resta ferma naturalmente la necessità di mantenere tutti i requisiti di legge, come pure l’obbligo di presentare una DSU aggiornata entro due mesi dalla variazione.

In tali casi, spiega l'Inps, è necessario presentare una nuova domanda, visto che la prestazione decade d’ufficio dal mese successivo a quello della presentazione della dichiarazione ai fini ISEE aggiornata.

Al contrario, non dovrà essere proposta una nuova domanda nel caso in cui la variazione consista in un decesso o in una nuova nascita.

L'Inps riporta così, a titolo esemplificativo, due casi possibili di variazione del nucleo legata ad una nuova nascita o all’uscita di un componente maggiorenne.

Esempio n. 1: variazione con nuova nascita

Nel nucleo familiare beneficiario di Rdc dal mese di aprile 2019, composto da due coniugi e da due figli minori, si registra a gennaio 2020 l’ingresso di un nuovo nato, correttamente inserito in DSU.

La prestazione prosegue in questo caso fino a settembre 2020, ferma restando la verifica della permanenza dei requisiti.

Esempio n. 2: variazione con uscita di un componente maggiorenne

Nel nucleo familiare beneficiario di Rdc dal mese di maggio 2019, composto da due coniugi e da due figli, di cui uno maggiorenne, si verifica a luglio 2020 l’uscita del figlio maggiorenne, che autodichiara un nuovo nucleo familiare avendo iniziato un’attività lavorativa in una diversa città, con cambio di residenza.

La domanda in questo caso decade al momento della variazione del nucleo, nel mese di luglio 2020 (dopo 14 mesi di erogazione).

Nel caso in cui il nucleo residuo e/o il nuovo nucleo monocomponente presentino una nuova domanda di Rdc, avrebbero diritto ad altri 4 mesi di prestazione, dopo i quali raggiungerebbero il diciottesimo mese di erogazione e la domanda andrebbe in stato “Terminata”.

Qualora la domanda di reddito di cittadinanza è presentata da un nucleo familiare i cui membri hanno percepito un numero differente di mensilità, per il computo dei 18 mesi si considera il periodo in cui il sussidio è stato percepito in misura maggiore dal componente o dai componenti, anche se minorenni.

RdC: come calcolare i 18 mesi con variazione situazione economica del nucleo

L'Inps si sofferma poi anche sul caso relativo all'interruzione della fusione, spiegando che il sussidio può essere chiesto nuovamente per un periodo che non superi quello residuo non goduto, salvo che l’interruzione non sia dovuta all’applicazione di sanzioni.

Quando invece lo sto è dovuto ad un aumento del reddito familiare legato ad nuova attività lavorativa e la domanda è presentata dopo 12 mesi dallo stop, allora la stessa ha valore di prima domanda e può essere erogata fino a 18 mensilità.

Anche in questo caso l'Inps illustra due possibili casi che riportiamo di seguito.

Esempio n. 1

Il nucleo familiare monocomponente, beneficiario di Rdc dal mese di aprile 2019, nel corso del mese di marzo 2020 comunica l’avvio di un’attività lavorativa dipendente che comporta l’interruzione del beneficio per superamento del valore del reddito familiare (dopo 12 mesi di percezione di Rdc).

A gennaio 2021, al termine dell’attività lavorativa, il nucleo presenta una nuova domanda di Rdc. Poiché non sono trascorsi dodici mesi dalla precedente interruzione, la domanda, se accolta, avrà una durata di sole sei mensilità (cioè fino al raggiungimento dei 18 mesi complessivi).

Esempio n. 2

A parità di condizioni, se il nucleo richiede il Reddito di cittadinanza nel corso del mese di giugno 2021, quindi dopo il decorso di dodici mesi dall’interruzione della prima domanda, la stessa se accolta potrà essere erogata, sussistendone i requisiti di legge, fino a 18 mensilità, equivalendo a prima domanda.

RdC: nuova domanda dopo provvedimento di revoca o di decadenza sanzionatoria

L'Inps nel messaggio dell'8 ottobre 2020 si sofferma su un altro aspetto importante, spiegando che in caso di revoca o decadenza, la domanda di reddito di cittadinanza, se accolta,dà diritto alla prestazione fino a 18 mensilità, alla stregua di prima domanda.  

Nel calcolo delle mensilità si computano anche quelle eventualmente non riscosse per effetto di sanzioni che comportino la decurtazione di una o più mensilità.

Se la sospensione del reddito di cittadinanza avviene in seguito al mancato rinnovo dell'ISEE dopo il 31 gennaio, le mensilità arretrate vengono erogate dopo la presentazione del documento, senza alcun impatto sulla decorrenza maturata dal beneficiario.

Infine, per i casi in cui la fruizione del sussidio si interrompe prima del termine del 18 mesi previsti dalla normativa, i periodi già fruiti saranno considerati per un massimo di 5 anni dal termine di conclusione della misura.
Dopo 5 anni, in caso di presentazione di nuova domanda, questa sarà considerata come prima, con erogazione del reddito di cittadinanza per un totale di 18 mensilità.