Desistere dal riaprire la propria attività, dopo la fine del lockdown, e preferire fare domanda per il reddito di cittadinanza. Potrebbe essere per molti questa, in Italia, la scelta drastica considerando che per tanti aspetti niente sarà più come prima per settori economici dove gli assembramenti possono essere gestiti ma non evitati a partire dai bar e dai ristoranti, e passando per le palestre

Lettera choc di una ristoratrice, preferisce chiudere per prendere il reddito di cittadinanza

Di conseguenza, come riporta affaritaliani.it, non sorprende la lettera choc di una ristoratrice che, anziché fare nuovi debiti riaprendo l'attività, punta a giocarsi la carta del reddito di cittadinanza.

Tra le scorte di cibo buttate nella pattumiera, i fornitori ancora da pagare, e le tasse da versare dopo l'attuale fase di congelamento, per le attività di ristorazione ripartire dopo due mesi di fermo sarà nel nostro Paese tutt'altro che facile.

Un'Italia da ricostruire dopo il coronavirus

Lo stesso discorso può essere fatto per milioni di professionisti, micro imprese e piccole partite Iva che, dopo la fine del lockdown, nella maggioranza dei casi non avranno più le commesse per poter generare ricavi.

Ecco perché, al netto dell'idea di non tornare a lavorare per prendere il reddito di cittadinanza, l'uscita dell'Italia dalla recessione potrà avvenire solo con misure di accompagnamento adeguate che si tratti del reddito di emergenza o del bonus 600 euro. Altrimenti dal punto di vista economico l'Italia rischia una vera e propria desertificazione.

Reddito di emergenza, ipotesi di gestione affidata ai Comuni

Non a caso, come riportato dal sito Quifinanza.it, il reddito di emergenza, che ancora il Governo deve comunque varare, potrebbe essere affidato per l'erogazione ai Comuni che sono quelli che, anche attraverso i servizi sociali, sono in grado di individuare prima e meglio le condizioni di disagio socio-economico.