La strada per il reddito di emergenza è sicuramente in discesa. O almeno così si spera. Dopo il Decreto Cura Italia e il Decreto Liquidità, il Governo si sta preparando a varare il Decreto Aprile, che dovrebbe portare tutta una serie di aiuti ai lavoratori ed alle famiglie che sono in difficoltà a causa del coronavirus. Tra le nuove misure di sostegno quella che capeggerà su tutte sarà il reddito di emergenza, che nelle intenzioni del Governo, dovrebbe coinvolgere i dimenticati di marzo.

Per il momento si sta parlando di uno stanziamento pari a 60 miliardi di euro. Ovviamente questo sarà un'altra grossa tegola che peserà sul debito pubblico italiano. Conti alla mano, se il rapporto deficit/pil, dopo il decreto Cura Italia da 30 miliardi, è schizzato a quota 5,4%, con il Decreto Aprile dovebbe registrare una nuova impennata e superare quota 7%. Senza dubbio una delle ombre dei prossimi mesi sarà anche quella di conteggiare una probabile contrazione del Pil (il Fondo Monetario Internazionale la vede in un oltre 9% per l'anno in corso) che complica, in maniera evidente, qualsiasi piano di investimento. Quello che potrebbe venirci in soccorso, a dire il vero, potrebbe essere la possibilità di ricorrere al budget da 11 miliardi dei fondi europei previsti per il 2014-2020, che al momento non sono ancora stati utilizzati.

Reddito di emergenza: cosa si deve ancora votare

Il 24 aprile alla Camera si dovrebbe votare l'autorizzazione allo scostamento di Bilancio. Questo passo è necessario ed indispensabile perché il Governo possa licenziare il Decreto di Aprile. Come accennato, nelle misure dovrebbero rientrare il sostegno alle colf ed alle badanti, l'estensione della cassa in deroga, alcune misure studiate appositamente per il turismo. Sottolineiamo che il Decreto è in fase di scrittura ed il pacchetto in fase di aggiornamento.

Tra le voci più importanti che sono attese c'è il bonus, l'importo potrebbe essere compreso nella forbice tra i 400 ed i 600 euro, che è destinato alle 860 mila lavoratrici domestiche regolari. L'indennizzo è rivolto alle lavoratrici regolari che si sono viste sospendere il rapporto di lavoro a causa del coronavirus. Per le colf e badanti, invece, che lavorano in nero dovrebbero usufruire del reddito di emergenza, che nel progetto del Governo dovrebbe essere destinato alle tre milioni di persone rimaste fuori dall’ambito di applicazione degli interventi di sostegno ad oggi messi in campo.

In questo provvedimento, inoltre, dovrebbero essere confermati gli ammortizzatori sociali: l'indennità per i lavoratori autonomi dovrebbe passare da 600 ad 800 euro. Dovrebbe essere previsot anche il Bonus affitto, che dal Decreto Cura Italia era stato limitato a determinate categorie catastali verrebbe esteso ad alberghi, capannoni d’azienda, ristoranti e bar.

Reddito di emergenza: quanto dovrebbe arrivare nelle tasche

In questo caso dobbiamo rifarci a quanto ha dichiarato pubblicamente dal ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, la quale ha spiegato che la platea inizialmente era stata stimata a circa 3 milioni di persone. L’importo spettante ad ogni avente diritto dovrebbe essere pari a 500 euro al mese per due mesi. A fine maggio quindi saranno stati erogati 1000 euro ad ogni avente diritto, 500 al mese. 

Al momento si sa che l'unico requisito certo per ottenere il reddito di emergenza è l’assenza di altre forme di sostegno. In pratica potranno richiedere il Reddito di emergenza tutti coloro che non beneficiano al momento di alcuna forma di aiuto, sostegno o ammortizzatore sociale, in questa fase. Appena il Decreto Aprile sarà varato capiremo se ci sono altri paletti da rispettare. Difficile, al momento, anche dire quanto possa durare. Essendo, però, destinato a sostenere i cittadini in difficoltà nella fase di emergenza Coronavirus, è probabile che questo nuovo sussidio possa essere erogato per 1 o 2 mesi.

Reddito di emergenza: alcune osservazioni

Il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, nel corso di una lunga intervista rilasciata a Il Foglio nei giorni scorsi aveva spiegato che l’emergenza è tale per tutti, anche per il Governo. Secondo Baretta, nel Decreto Aprile sarà necessario tra le altre cose, dare una garanzia a chi ancora non ce l’ha. Ossia a tutte categorie finora non tutelate dal reddito di cittadinanza, e neppure coperte dal Cura Italia e per le quali Baretta si auguro che nessuno pensi di rendere strutturale il reddito di emergenza, in quanto si tratta di persone che vanno rimesse il prima possibile nella condizione di tornare a lavorare.

Tra le principali cose a cui pensa Beretta c’è da affrontare il tema della liquidità su cui interverremo già all’inizio della prossima settimana garantisce, e quello della riapertura delle attività industriali e commerciali che lo stesso sottosegretario prevede “scaglionata e selettiva.