Sembrava un plebiscito il tema del referendum per il taglio dei parlamentari. Quantomeno per quanto riguarda la posizione dei parlamentari stessi: 553 favorevoli, 14 contrari e 2 astenuti alla Camera per il via libera della Riforma, prima dello stop delle successive votazioni che hanno portato, per l'appunto, al referendum in programma domenica 20 e lunedì 21 settembre. D’altronde, del taglio dei parlamentari se ne parla quasi dalla notte dei tempi.

Referendum taglio dei parlamentari, i precedenti

 

Sarà il terzo referendum nella storia della Repubblica italiana che coinvolge la riduzione del numero dei parlamentari.

Un referendum che, sostanzialmente, non è mai passato. Vinse il "No" alla proposta di Silvio Berlusconi del 2006, che tra le altre cose, oltre a un ridimensionamento di deputati e senatori, prevedeva l'aumento dei poteri di chi presiede Palazzo Chigi. No anche a quella di Matteo Renzi, che concentrò troppo su di sé il referendum, ponendo così fine quasi da solo al "famoso", se così possiamo chiamarlo, governo dei 100 giorni. 

Referendum taglio dei parlamentari, qualcosa è cambiato? 

Sembrava un plebiscito, si diceva. E invece, ecco che in questi ultimi giorni è in corso una sorta di dietrofront. O forse il dietrofront non c’è mai stato. Semplicemente, molti parlamentari hanno votato sì in Aula alla riforma ma alle urne sono pronti a rivelare il loro vero pensiero, la loro reale posizione sul tema: e cioè un secco no al taglio dei parlamentari.

Un po’ come nelle alleanze politiche, specie nelle ultime campagne elettorali, dove i parlamentari sono pronti a dire, davanti alle telecamere: "Mai con il Pd", "mai con la Lega", "mai con il M5S" o "Mai più con Berlusconi". Poi però ecco il governo Lega-M5S. Che poi diventa Pd-M5S e con la Lega che torna assieme a Forza Italia. 

Referendum taglio dei parlamentari, il sì unanime è a rischio?

Succede insomma che la riforma del taglio dei parlamentari è qualcosa su cui il partito grillino ha basato un po’ tutta la sua campagna anti partitica, oltre ad aver contribuito ad accrescere notevolmente la popolarità del movimento. Anche perché allora, all’epoca, succedeva un po’ di tutto.

E succede ancora, a dire la verità: uno scandalo dopo l’altro tra privilegi, rimborsi elettorali scomparsi dal nulla e ultimi, i bonus chiesti e ottenuti da 4 parlamentari, che si sono posi nascosti dietro scuse tra il comico e il fantascientifico. E allora? Allora niente. Ci sono addirittura 4 esponenti del partito penta stellato che ha deciso di dire no al taglio quando arriverà il giorno del referendum. E che quindi voterà no: si tratta di Andrea Colletti, Elisa Siragusa, Andrea Vallascas e Maria Lapia.

Bersani: "Il trappolone al governo è dietro l'angolo" 

Non solo grillini. Ovviamente non mancano esponenti che hanno deciso di optare per il no al referendum appartenenti a Forza Italia, come Giorgio Mulè, Deborah Bergamini e Osvaldo Napoli. Ma la posizione è bipartisan, tant’è che spiccano anche Matteo Orfini, Fausto Raciti e Laura Boldrini del Partito Democratico assieme a Nicola Fratoianni di LeU, e poi Claudio Borghi della Lega ed Ettore Rosato di Italia Viva.

Ultimo a schierarsi da parte del “No”, Romano Prodi, e con lui anche Carlo Calenda mentre Luigi Bersani, il quale rimane coerente, dichiarando di essere favorevole alla riduzione, ha già espresso più volte il timore che dietro il “No” crescente ci sia un trappole al governo Conte, un po’ per bissare le conseguenze della sconfitta del referendum di Matteo Renzi, nel quale, tra le altre cose, proponeva appunto il taglio dei parlamentari. E adesso, a quanto pare, sarebbe predisposto verso il No avendolo definito "inutile", stesso avvitamento anche per Matteo Salvini, leader della Lega. Chissà che non vada a finire come aveva dichiarato Roberto Giachetti, anche lui Italia Viva: “Voto il taglio dei parlamentari, ma un minuto dopo raccoglierò le firme per cancellarlo con un referendum”.

Referendum taglio dei parlamentari, i numeri (e il risparmio) 

Il referendum chiede ai cittadini di votare la possibilità di ridurre a 400 il numero di deputati (attualmente sono 630) e a 200 i senatori (al momento sono 315). Ogni parlamentare guadagna circa 14mila euro al mese (e poi ci sono i vitalizi): è la cifra più alta in Europa. Eppure, i risparmi per le casse dello Stato non sembra siano così massicci, in altre parole: si tratterebbe di un risparmio trascurabile.

Il tesoretto ammonterebbe a 80 milioni di euro l'anno lordi. Ci si difende sostanzialmente dietro questo aspetto. Che questi soldi li trova qualunque bravo tecnico di un ministero tra le pieghe (e le piaghe) del bilancio statale, dimenticando però forse il vero motivo per cui questa proposta era stata lanciata in pompa magna dal Movimento Cinque Stelle. Una sorta di riforma vendicativa, per punire una classe politica che in 20 anni non è stata in grado di lavorare per il bene del paese: questa almeno era la versione "grillina". Di sicuro, una generazione politica per niente in grado di formare una nuova classe dirigente e che ha fatto finire all'ultimo posto per rapporto deficit/pil.