La riforma del catasto, per essere efficace, richiede almeno cinque anni. Ma non c’è alternativa: nel breve periodo non sono disponibili altri sistemi equi e congrui di determinazione delle basi imponibili per la tassazione immobiliare. Conviene dunque non sprecare altro tempo.

UNA RIFORMA DAI TEMPI LUNGHI

La riforma del catasto è ormai un’emergenza nazionale e i conflitti politici sull’Imu riflettono anche la diffusa senzazione di ingiustizia dovuta a valori che non hanno più riferimento alla realtà. Ma i tempi previsti per la nuova normativa sono di un lustro. Lo stesso ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ha affermato: “Anche a me sembra che cinque anni siano una enormità (…) ma non ho soluzioni facili da controproporre (…) e alternative al catasto vanno analizzate con cautela”.
Perché occorre un tempo così lungo ? E quali eventuali soluzioni alternative vi sono? Per capirlo, si può osservare che, al momento in cui scriviamo, sul sito dell’Istat sono consultabili i dati definitivi del censimento della popolazione del 2011, mentre, dopo un anno e mezzo, sono disponibili solo i dati provvisori del censimento delle abitazioni. La provvisorietà dipende probabilmente dalla minore certezza che si riscontra sulle abitazioni non occupate. Il censimento, peraltro, si limita a contare le abitazioni esistenti. La riforma del catasto, anzitutto, non si limita alle circa 33 milioni di unità abitative censite in catasto, ma riguarda l’intero patrimonio edilizio, pari a ben oltre 60 milioni di unità immobiliari. In secondo luogo, non deve solo contare quante unità esistono nelle diverse categorie , ma deve attribuire a ciascuna il corretto reddito netto che in condizioni ordinarie sarebbe in grado di produrre, nonché, in base alla legge delega in discussione e coerentemente con lo spostamento della tassazione immobiliare su quella patrimoniale, anche il corretto valore.