Si inizia a delineare quella che potrebbe essere la nostra pensione del futuro. Dai primi rumors emerge che Quota 100 rimarrà così com'è, mentre Ape ed Opzione donna dovrebbero essere rafforzate. Ma non basta: dovrebbero essere introdotte delle misure di solidarietà per accompagnare i lavoratori verso la pensione. Dulcis in fundo, l'intenzione sarebbe quella di farla entrare in vigore il prossimo 1° gennaio 2022, anche se i tecnici del Ministero del Lavoro sarebbero all'opera già adesso per delineare la nuova riforma delle pensioni.

Riforma delle pensioni: cosa cambierà?

Nunzia Catalfo ha già provveduto a presentare ai sindacati Cgil, Cisl e Uil i punti salienti del proprio piano. La notizia più importante, che ha proprio come oggetto le nostre pensioni, riguarda Quota 100 che, introdotta dal primo Governo Conte, dovrebbe rimanere intatta, benché da più parti si stia spingendo per eliminarla in anticipo (tra quanti ne avrebbero chiesto l'abrogazione ci sarebbe anche la Corte dei Conti). Per quanto riguarda le nuove uscite, rimanendo sempre nell'ambito della fase sperimentale di Quota 100, andranno in pensione alla loro scadenza naturale fino ad almeno il 31 dicembre 2021

Ma non basta. Nunzia Catalfo starebbe pensando di prorogare e rafforzare l'Ape, ossia l'anticipo pensionistico. E di rafforzare Opzione donna: sicuramente il capitolo dedicato alle pensioni sarà una voce molto delicata della prossima legge di bilancio. Il ministro ha già messo in calendario un nuovo appuntamento con i sindacati per parlarne il prossimo settembre.

Comunque vada, l'obiettivo della riforma dovrebbe essere quello, stando alle parole della Catalfo, di garantire una maggiore equità e flessibilità in uscita e una pensione di garanzia per i giovani. Si preme anche per accelerare il lavoro delle Commissioni sulla separazione della previdenza dall’assistenza e sul meccanismo legato alla speranza di vita, soprattutto per i lavori usuranti. Il Ministro sarebbe disponibile, inoltre, a rafforzare il contratto di solidarietà per accompagnare i lavoratori verso la pensione e, contemporaneamente, liberare nuovi posti per chi arriva dietro.

Riforma delle pensioni: altre misure allo studio!

Rimanendo sempre fermi sul tema della riforma delle pensioni, sembra che si andrà verso un ampliamento della quattordicesima. Ricordiamo che questo mensilità aggiuntiva sulla pensione viene riconosciuta a quanti abbiano compiuto 64 anni ed abbiano un reddito non superiore al doppio del trattamento minimo spettante (ossia poco più di 1.000 euro al mese). I sindacati, comunque, starebbero chiedendo l'aumento dei limiti reddituali, spingendo ad un'estensione della quattordicesima anche a chi abbia un assegno non superiore ai 1.200 euro. Dai primi rumors di stampa, sembrerebbe che il Governo sia d'accordo a proseguire in questa direnzione.

Una novità che arriverà prima rispetto alla riforma delle pensioni riguarda la maggiorazione sociale della pensione per gli invalidi civili totali, ciechi assoluti e sordomuti: i titolari delle pensioni ne avrenno diritto a partire dai 18 anni invece che dai 60 anni. Questo importante cambiamento lo troviamo già nella bozza del Dl Agosto, che rivede la norma della legge n. 448 del 2001 che a sua volta aveva già abbassato l'età per questa categoria di soggetti disagiati, portandola dai 70 ai 60 anni.

Pensioni: i dubbi su Quota 100!

Qualche dubbio su Quota 100, comunque, arriva dalla Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità, secondo la quale Quota 100 non sarebbe stata certo una buona misura di riforma pensioni.

Cida è, ed è stata critica nei confronti di Quota 100 per i pericolosi vuoti provocati nel personale della scuola, della sanità, della pubblica amministrazione e senza aver prodotto alcun evidente aumento di giovani occupati”, ha affermaro Mario Mantovani, preseidente Cida -. Ma se sul fronte del turnover occupazionale non ha funzionato, per effetto della pandemia questa misura potrebbe essere utilizzata dai potenziali fruitori, dopo la cassa integrazione e aver usufruito di sussidi di disoccupazione, come un ‘ammortizzatore’. Anche la previdenza complementare può essere utilizzata come uno strumento di flessibilità in uscita: può rivelarsi una risorsa per quelle particolari figure (come i dirigenti) sempre più discontinue nel corso della loro carriera, consentendole di ‘colmare’ eventuali mancanze determinate da periodi di buchi o di contribuzione figurativa.

Cida ga insistito sull’utilizzo del ricalcolo contributivo per chi sceglie di anticipare il proprio pensionamento; il principio che sosteniamo è quello della libertà di scelta. Per Cida va abolito il vincolo degli anni per accedere al pensionamento anticipato, in cambio di una decurtazione (proporzionale) della pensione stessa. Questo comporta necessariamente la possibilità di cumulare redditi da pensione e da lavoro. Una penalizzazione che sarebbe ingiusta e incomprensibile per chi svolge mansioni di natura intellettuale con livelli di competenza e capacità che potrebbero essere utili ed arricchire il mondo del lavoro, senza mortificare il lavoro ‘obbligandolo’ alla gratuità della prestazione.