Come abbiamo scritto anche in un precedente articolo, "Quota 100" prevede che si possa andare in pensione già a 62 anni a patto che siano stati versati contributi per 38 anni. Tale sistema sperimentale, terminerà però alla fine del 2021 essendo stato approvato per il triennio 2019-2021 (il rischio è che possa essere pensionato già alla fine del 2020). Dal giorno successivo la sperimentazione decadrà e tornerà in vigore la Legge Fornero, ovvero il sistema pensionistico basato sull'anzianità (67 anni età minima pensionabile) oppure nel caso di pensione anticipata, quello basato sul sistema contributivo, che prevede versamenti effettuati per 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Riforma Pensioni: la flessibilità

La necessità più stringente è quella di garantire più flessibilità possibile  nel passaggio da "Quota 100" al nuovo sistema, semplicemente per evitare il "fastidioso" scalone che si verrebbe a creare da un giorno all'altro per chi dovrà andare in pensione. Infatti, alle condizioni attuali, a partire dal primo gennaio 2022 sarebbero necessari ben 5 anni in più, a parità di contributi versati, per andare in pensione.

Riforma Pensioni: come ovviare allora al problema?

Come detto si sta facendo strada l'ipotesi di "Quota 41". Di cosa si tratta? Il Numero 41 sta ad indicare quanti anni di contributi versati sono necessari per poter andare in pensione, indipendentemente dall'età della persona. In tal caso dunque si potrebbe andare in pensione ben prima dei 67 anni richiesti dalla legge Fornero, migliorando ulteriormente anche la condizione attuale, che permette di andare in pensione con 41 anni di versamenti contributivi soltanto ai lavoratori (precoci) che all'età di 19 anni avevano già versato almeno un anno di contributi.

Riforma Pensioni: difficoltà di quota 41

La proposta di "Quota 41" ha però una difficoltà di non poco conto, ovvero la copertura. Prima che venisse introdotta Quota 100 infatti tale ipotesi era già stata avanzata ma i conteggi fatti avevano mostrato un aggravio sui conti dello Stato di 12 miliardi già dal primo anno.  

Probabile che alla fine la spunti il modello ibrido, ovvero quello che potrebbe prevedere di spostare l'età pensionabile a 62 o 63 anni, anche con meno di 38/37 anni di contributi. In questo caso però l'assegno potrebbe subire un taglio attorno ai 3 punti percentuali per ogni anno di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia con una decurtazione massima, dunque, del 15% rispetto alla pensione piena.