L’ISTAT (Istituto Nazionale per le Statistiche) ha reso noti i dati relativi al secondo trimestre di quest’anno sull’attività dei ristoratori. L’esito come era da aspettarsi è disastroso e lascia poche speranze sulla possibilità che in qualche modo si possa salvare il bilancio del 2020. Da marzo a giugno infatti il lavoro degli esercizi pubblici che si occupano di vendita al dettaglio di cibi o bevande ha subito una contrazione del 64,2%. Preoccupazione è stata espressa da parte del FIPE (Federazione Italiana Pubblici esercizi) e di Confcommercio. Le due associazioni di categoria temono che questa corsa al ribasso che già tanti danni ha fatto diventi difficile da arrestare.

Se hanno poco da sorridere i titolari degli esercizi pubblici, si trovano in una situazione altrettanto preoccupante anche molti dei lavoratori che sono impiegati in questo settore. Durante i mesi scorsi sono centinaia di migliaia quelli che hanno perso il posto di lavoro, non sono stati riconfermati o non hanno avuto modo di iniziare la loro avventura nel settore lavorativo che si erano scelti. Le aspettative per i prossimi mesi sono tutt’altro che incoraggianti.

Quali sono i numeri della perdita

A livello generale il calo è stato di oltre il 64% nel secondo trimestre del 2020: quello in cui il lockdown ha fatto i danni maggiori. Le ragioni delle perdite sono state inizialmente la chiusura totale dei locali, salvo per quelli che sono riusciti a organizzarsi con il take-away o le consegne a domicilio. Anche per questi ultimi però i ricavi sono stati ben al di sotto di quelli dell’anno precedente. In seguito la ragione principale sono i timori che hanno spinto molti avventori a non recarsi in luoghi affollati.  Parecchi consumatori hanno invece scelto di rimanere a casa perché infastiditi dalla necessità di mantenere il distanziamento o di indossare la mascherina. 

Le stime del FIPE parlano di una perdita di circa 13 miliardi di euro. Una perdita che si va ad aggiungere a quella del trimestre precedente che aveva segnato 4 miliardi di euro. Quindi 17 miliardi in meno solo nei primi sei mesi dell’anno. Ma non è finita qui. Gli analisti dell’associazione degli esercenti sono tutt’altro che ottimisti e prevedono che la tendenza alla perdita continuerà per tutto il resto dell’anno. Il 2020 si chiuderà con una perdita di incassi che addirittura supererà i 22 miliardi di euro.

Ad agosto ancora in perdita, ma calo contenuto

Secondo il presidente di Fipe-Confcommercio Roberto Calugi "Sicuramente la parte centrale di agosto e in generale tutto il mese, per i luoghi legati ai posti di villeggiatura, come mare e montagna, non è andata male, è stata una boccata di ossigeno per bar e ristoranti perché c'è stato il turismo italiano.  Mentre nelle città d'arte, dove è mancato tantissimo il turismo straniero, la situazione è drammatica". 

Sempre secondo il presidente si tratta però di una boccata di ossigeno e niente più. Le stime del FIPE parlano da gennaio ad agosto di una perdita media del 40% di fatturato. I dati, se guardati nel dettaglio, rivelano situazioni piuttosto diverse: in alcuni casi con perdite gravi ma sostenibili in altri casi anche con bilanci estremamente gravi. La contrazione ha una forbice che comprende esercenti che lamentano perdite di solo, si fa per dire, il 30% e altri che sono arrivati fino a toccare l’80%. Sono quelli che lavorano al mare in montagna, o nei borghi storici quest’anno riscoperti dai connazionali che sono riusciti a contenere le perdite. Per gli altri invece la situazione è drammatica.

In particolare sono le città come Venezia, Milano, Firenze e Roma che tradizionalmente sono legate al turismo straniero in alcuni casi attirato oltre che dalle bellezze artistiche anche da convegni e eventi fieristici che hanno toccato le perdite più consistenti. Addirittura molti ristoratori e bar hanno deciso di tenere abbassate le serrande. La ragione è che visto le previsioni di incasso non ci sarebbe stato modo per coprire i costi strutturali quest’anno aumentati dalla necessità di adeguarsi alle norme anti Covid. Per un bilancio complessivo ci sarà da attendere per vedere quanti di questi esercenti riusciranno, o vorranno aprire per la prossima stagione e quanti opteranno per chiudere definitivamente e tenteranno di trovarsi un altro lavoro.

Perdita record anche di posti di lavoro

La conseguenza più immediata e diretta delle difficoltà degli esercizi commerciali è quella della riduzione dei posti di lavoro. Le perdite più consistenti sono quelle che si sono verificate nei ristoranti con un calo rispetto allo scorso anno di 124.419 occupati e di 62.454 dipendenti nei bar. Si tratta soprattutto di lavoratori stagionali che non hanno visto confermato il loro contratto anche quest’anno, ma anche di potenziali contratti per posti fissi che non hanno potuto essere firmati. 

Tenendo conto di tutti i lavoratori che girano attorno al settore della ristorazione e delle vacanze complessivamente agosto 2020 ha registrato una contrazione di 303.358. A quelli elencati sopra vanno aggiunti anche quelli degli stabilimenti balneari, che nonostante la presenza di più italiani, hanno registrato una perdita di capitale umano di 13.425 soggetti. Quelli che si occupano di preparazione e fornitura di pasti pronti hanno perso ben 52.251 addetti. In questo caso più che i turisti hanno influito anche lo smartworking che ha incrementato i pasti casalinghi e la chiusura ad agosto di molte aziende con relative mense o pranzi fuori casa.

A picco anche le perdite per le discoteche e le sale da ballo. Queste sono state penalizzate come tutti dal lockdown, in più hanno potuto godere per pochi giorni della voglia di divertimento degli italiani. Già l’apertura di questi locali è stata ritardata rispetto a quella dei bar vista la difficoltà a mantenere il distanziamento sociale. In più la risalita del numeoi dei contagi ha imposto una nuova chiusura affossando definitivamente per quest’anno guadagni sia di esercenti che di dipendenti.

Altro capitolo dolente è quello delle aziende che si occupano di forniture di catering e banqueting. Qui le perdite in termini di dipendenti sono state di 46.828. Anche in questo caso molte attività si sono trovate costrette se non addirittura a chiudere a ridurre al minimo personale e servizi. Le ragioni sono la sospensione di eventi e di congressi che costituivano la principale fonte di guadagno assieme a fiere di settore. Fermi per tutto il lockdown, anche i matrimoni e le cerimonie private. Anche qui la ripresa è solo accennata. Parecchi hanno deciso di attendere ancora per potersi godere il giorno più bello in tranquillità. I pochi che invece hanno deciso di rispettare le date programmate hanno ridotto al minimo il numero degli ospiti sia per ragioni di sicurezza che economiche visto che difficoltà di bilancio al momento ci sono in parecchi nuclei familiari.

Perdite che si faranno sentire anche in futuro

Le perdite che si sono verificate a livello economico parlano da sole. Sono drammatiche e solo in parte potranno essere contenute grazie agli interventi che sono stati messi in campo dal governo. Le preoccupazioni espresse dagli esperti del settore riguarda però anche un altro tipo di perdite. Si tratta di danni difficilmente quantificabili, ma che meritano di essere fatte entrare nella stima dei danni.

“Il patrimonio di competenze faticosamente accumulato nel corso di anni di lavoro è, mai come ora, a rischio. Dobbiamo necessariamente tutelare un modello di lavoro e, prima ancora, un modello di socialità fondamentale per l’attrattività turistica del nostro Paese.” Sottolinea il Centro studi FIPE-Confcommercio.