Dopo aver battuto il resto del mondo con un rendimento totale in dollari pari al 56% nel 2019, Jacob Grapengiesser, Partner, Head of Eastern Europe di East Capital, crede che la Russia sarà ancora interessante nel 2020. Grazie ai miglioramenti della governance sottostimati dalla maggior parte degli investitori, il rendimento da dividendi al 7% rimane sostenibile nonostante la performance del mercato. Inoltre, parte del risparmio retail e previdenziale domestico – che ammonta in totale a 574 miliardi di dollari – sta iniziando a essere investito nell’azionario russo, il che Jacob Grapengiesser si aspetta costituisca un grande stimolo, dato il flottante relativamente basso.

Il punto di partenza per una qualsiasi riflessione sulle prospettive della Russia è che il Paese ha un aspetto molto diverso rispetto a cinque anni fa. Tutti i cambiamenti sono la testimonianza delle impressionanti riforme istituzionali compiute dal Paese. I due pilastri principali sono stati un obiettivo credibile di inflazione fissato dalla banca centrale e una solida politica fiscale volta a sterilizzare le perdite legate al petrolio e a ridurre la volatilità della valuta, e in particolare la sua correlazione con la quotazione dell’oro nero.

Sono varie le spiegazioni sul perché i titoli russi rimangano così a buon mercato rispetto agli omologhi internazionali. Una è la percezione della minaccia di sanzioni, che ha rappresentato un fattore significativo nel 2018 dopo le sanzioni a sorpresa a due società quotate molto diffuse tra gli investitori, Rusal e EN+. Da allora, tuttavia, queste sanzioni sono state rimosse e sembra improbabile che vengano varati nuovi sostanziali provvedimenti, salvo eventi nuovi e inaspettati. In effetti, sul fronte dell’Unione Europea è più probabile che alcune misure vengano rimosse, visti i significativi progressi compiuti in Ucraina, tra cui uno scambio di prigionieri e lo slancio positivo nel dialogo tra i due Paesi.