Se Matteo Salvini abbia davvero fallito definitivamente il suo azzardo politico di mezzo agosto - defenestrare in piena canicola estiva il premier Giuseppe Conte e sostituirlo sulla poltrona di Primo Ministro dopo un rapido ritorno alle urne; o almeno tradurre sul piano governativo, attraverso un mega-rimpasto, l'inversione dei rapporti di forza elettorali con il M5S certificata dalle ultime elezioni europee - allo stato attuale della crisi di governo pare di poter dire che non lo sappia nessuno: né chi ha causato la rottura (lui); né chi l'ha subìta (il partito di Grillo) e dovrà ora e subito scegliere tra la padella dell'annichilimento elettorale e la brace del trasformismo parlamentare, da consumare per giunta al fianco di un altro e ancor più indigesto Matteo (Renzi); né tanto meno i 55 milioni di italiani che assistono da più di due settimane, senza bussole, a quella che qualcuno ha già giustamente definito come la crisi politica più pazza e più grottesca della storia della Repubblica.

Salvini vuol fare Re Leone, ma sbaglia orari e perde il botteghino

Tirando le somme di questi primi giorni dall'ufficializzazione della fine dell'esecutivo gialloverde, e in attesa dello showdown finale di domani con il secondo giro di consultazioni al Quirinale, si può però affermare con immagine tra il calcistico e il cinematografico già questo: che al Matteo Salvini capitano solitario, protagonista e asso pigliatutto della scena politica italiana, che chiedeva "pieni poteri" dalla spiaggia del famigerato Papeete, si è rapidamente sostituita quella di un Matteo Salvini, ritrovatosi suo malgrado scalpitante "panchinaro" e scomposto e questuante deuteragonista, che prova ora a indossare la maschera dell'aspirante Re Leone: un Re Leone però nel senso non, sia chiaro, del "coraggio" che il leghista si autoattribuisce ad ogni piè sospinto e in ogni piazza reale e virtuale che gli capiti sotto mano. Ma proprio del remake digitale appena uscito nelle sale, in versione fotocopia rispetto al capolavoro cartonistico della Disney, che una sfilza di critici e spettatori hanno bollato come operazione certo ardita dal punto di vista della sperimentazione filmica. E dai risultati estetici indiscutibili. E tuttavia fredda, di dubbia sensatezza, e assolutamente inutile se non per l'unico vero risultato che ha ottenuto e per il quale si può sospettare che fosse stata pensata: sbancare al botteghino. (Cliccare il tasto in basso a destra per proseguire la lettura dell'articolo)