La questione russa ha delineato un netto confine di separazione fra le esigenze politiche e quelle economiche con le seconde che, in tempo di crisi, non sono più disposte ad assecondare le prime, rimettendoci su un mercato che alla fine, resta pur sempre un fronte particolarmente remunerativo da più lati. Non solo quello del lusso che per l’Italia è un nervo particolarmente sensibile dell’export, ma un po’ per tutta l’Europa la quale si è trovata a dover combattere contemporaneamente sia la sua guerra interna contro la crisi, sia quella diplomatica con Mosca. E sulla seconda si è scoperta ancora più divisa che nel risolvere la prima. 

Chi ci rimette... veramente?

Un dato su tutti: fonti Confcommercio confermano che non solo la Russia non risulta più tra i principali partners commerciali di Roma ma che anche il nostro sistema bancario, a causa delle sanzioni sul sistema finanziario russo, ha difficoltà a garantire i (pochi) pagamenti autorizzati. Senza contare anche il settore agroalimentare, particolarmente amato dagli oligarchi russi e che è stato fortemente penalizzato da quanto avvenuto: sempre Confcommercio parla di un crollo del 25% delle esportazioni.

Per questo motivo non a tutti sono andate giù le sanzioni che sono state inflitte alla nazione degli Zar in una nuova guerra fredda che in molti hanno interpretato più come attacco alla figura e alla politica del suo presidente, Vladimir Putin. Una guerra che ha preso molte forme differenti che hanno mutuato facilmente anche gli imprevisti e le crisi interne alla stessa Europa.

Attenti all'isolazionismo