Le scuole chiuse sono l'incubo attuale di tutti i lavoratori con figli. In tutta Italia si rincorrono voci di possibili chiusure ma intanto per chi rimane in classe cambiano le modalità di quarantena in caso di contagi. Come reso noto nel DPCM 13 ottobre 2020, vengono modificati i criteri di rientro a scuola e di isolamento fiduciario o quarantena. Questo comporta a catena inevitabili conseguenze anche sulle modalità di lavoro per i genitori coinvolti. Ma non solo, anche per insegnanti e personale scolastico.

Le scuole chiuse sono parte di un problema ben più ampio. Con la situazione sanitaria ancora da definire sul fronte dei tamponi e con file interminabili nelle grandi città come Roma, dove si raggiungono anche 6/7 ore di attesa, sembra impossibile capire come comportarsi in caso di quarantena del figlio under 14. Cerchiamo di capire in quali regioni hanno le scuole chiuse e quali conseguenze comportano. Ma soprattutto cosa fare in caso di quarantena o isolamento fiduciario degli studenti. Cosa prevedono le nuove disposizioni del governo e quali agevolazioni vanno ai genitori?

Le scuole chiuse in Campania

Le scuole chiuse in Campania stanno generando oltre a mille polemiche anche inevitabili problemi a genitori e personale scolastico. Come detto dalla ministra Azzolina, le scuole chiuse in Campania sono un pericolo perché così facendo i ragazzi si riverseranno in strada o peggio ancora in centri commerciali affollati e con misure di scurezza inferiori a quelle garantite dalla scuola.

Dopo che il governatore De Luca, ha deciso per la chiusura delle scuole non passa giorno che non ci siano proteste e sit-in davanti la sede della Regione Campania. Chi protesta sono sia docenti che genitori esasperati da continue riorganizzazioni familiari ma soprattutto lavorative.

La decisione del governatore è giunta l'indomani dell'entrata in vigore del nuovo DPCM dove si lascia alle Regioni la possibilità di applicare regole più restrittive rispetto a quelle nazionali. Tra i più colpiti dalla decisione delle scuole chiuse ci sono gli autisti degli scuolabus che con le scuole chiuse vedono interrotte le loro entrate. Carlo Di Dato, presidente di Assodiritti, reclama per questa categoria assicurazioni e sovvenzioni, che fino ad ora non sono pervenute.

Tre giorni di proteste per le scuole chiuse, anche da parte di comitati di genitori ed insegnanti che insieme chiedono a gran voce un dietro front a De Luca, che però sembra irremovibile. Gli insegnanti sostengono in particolar modo la causa dei bambini delle elementari e in particolare dei bambini cn disturbi. Per loro la didattica a distanza sembra ancora più difficile e poco redditizia. Per ora ad ogni modo sembra non ci siano margini di trattativa, le scuole chiuse in Campania rimangono tali.

Scuole chiuse nel resto d'Italia

Le scuole chiuse nel resto del paese invece sembrano solo un lontano ricordo del lockdown di Marzo. Anche se a ben vedere non sono pochi gli istituti chiusi a causa di contagi troppo estesi per permettere il normale corso della didattica.

Con il nuovo DPCM del 13 ottobre il premier Conte invitava le scuole superiori ad adottare soluzioni alternative, come l'entrata posticipata alle 9 e lezioni pomeridiane. Tali misure erano però volte per lo più ad evitare assembramenti sui mezzi pubblici nelle principali ore di afflusso.

Si registrano in tutta Italia 18.874 studenti contagiati, con 144.000 tamponi eseguiti. In Piemonte si è arrivati a 1.155 casi in un mese. La Regione ha introdotto una misura di contenimento meno drastica di quella del governatore De Luca, ma sicuramente importante. E' stato introdotto l'uso della didattica a distanza per il 50% del tempo. Ovvero su 20 giorni di didattica, 10 saranno da svolgere a distanza, ovvero da casa.

Anche qui i genitori subiscono gli stessi medesimi ripercussioni dei colleghi campani.

Rimanere a casa perché i figli, per le scuole chiuse, soprattutto se studenti elementari, sono costretti ad una didattica online significa ricorrere a permessi e congedi. Lo smartworking, tanto decantato ed apprezzato sembra stia rientrando gradualmente. Le aziende richiamano in sede i dipendenti che adesso si trovano quindi costretti a richiedere permessi o a ricorrere a babysitter o ai nonni, aumentando i rischi di contagi in caso di positività di uno dei soggetti in causa.

Scuole chiuse per coronavirus

Provvedimenti speciali e scuole chiuse a parte, cosa succede ora se in classe si registra un caso di coronavirus? Quali sono le nuove disposizioni? Cosa prevede la procedura?

E' stata trasmessa alle scuole la circolare Prot. n. 30394 del 14/10/2020 in materia di Chiarimenti relativi alle attività delle scuole previste dal DCPM del 13-10-2020. In questa nota si ribadisce l'impossibilità di effettuare gite e spostamenti simili, come gemellaggi o scambi interculturali. Ma non si vieta anzi si sollecita, la didattica all'aperto, purché avvenga negli spazi all'aperto della scuola stessa.

Per quanto concerne invece un eventuale allontanamento da scuola per sintomi da Covid-19, i genitori allertati dal referente della scuola dovranno rivolgersi al proprio pediatra o medico e comunicare tempestivamente le decisioni del dottore alla scuola.

Qualora l'alunno risulti positivo il referente scolastico dovrà fornire al dipartimento di prevenzione, che notificherà il caso, la lista dei contatti nelle 48 precedenti l'allontanamento. Tutta la classe sarà sottoposta a sanificazione straordinaria. insegnanti e compagni di classe saranno posti in quarantena per 14 giorni dalla data dell’ultimo contatto con il caso confermato. Oppure in quarantena di 10 giorni dall’ultima esposizione con effettuazione al decimo giorno di test antigenico o molecolare.

A discrezione del Dipartimento di prevenzioni ulteriori indagini di screening del personale scolastico e degli altri alunni.

Scuole chiuse e quarantena

Veniamo così al problema più rilevante per i genitori che non possono usufruire delle smartworking. Cosa fare in caso di scuole chiuse? Ricordiamo che il governo insiste moltissimo sullo smartworking da applicare ogni qualvolta sia possibile. Qualora però il lavoro da remoto non sia possibile si può richiedere un congedo straordinario retribuito al 50% e non al 30%, come normalmente accadeva.

Il DL 111, infatti, con le “Disposizioni urgenti per far fronte a indifferibili esigenze finanziarie e di sostegno per l'avvio dell'anno scolastico, connesse all'emergenza epidemiologica da Covid-19” stabilisce che in caso di quarantena di un figlio under 14, uno dei genitori ha diritto ad usufruire di smartworking o congedo straordinario. Si potrà ricorrere al congedo straordinario solo nel caso in cui non sia applicabile la soluzione di lavoro da remoto.

Emerge, subito, una frattura: la richiesta del lavoro agile al proprio datore di lavoro non viene definita quale diritto del lavoratore, ma come mera possibilità che dovrà essere avallata dall’azienda per potersi realizzare. La mancata condivisione, da parte del datore di lavoro, comporterà la non ammissione al beneficio.

Ricorrendo al lavoro da casa lo stipendio non subisce riduzioni, mentre nel caso di ricorso al congedo straordinario viene garantita una retribuzione pari al 50% (non 30% come per quello ordinario). Anche questa volta come in precedenza, si potrà richiedere il congedo ad ore. L’indennità sarà calcolata secondo quanto previsto per il congedo di maternità (ad eccezione del comma 2 dell’art. 23 del D. L.vo n. 151/2001). Inoltre, i periodi di congedo saranno coperti da contribuzione figurativa.

Quali conseguenze per figli e genitori con le scuole chiuse

Ci si interroga da mesi su quali saranno le conseguenze delle scuole chiuse su genitori e figli alla fine di tutta situazione di emergenza che il paese sta vivendo da Marzo.

Le risposte possono essere soltanto ipotesi, in quanto mai prima di oggi l'era moderna era stata travolta da una tale situazione di allarme e pertanto il ricorso alla chiusura delle scuole a livello nazionale per così tanti mesi, non si era mai verificata.

Abbiamo sicuramente visto che le difficoltà maggiori per i genitori sono il coniugare il lavoro con il permanere dei figli a casa. Sembra difficile, ma per questa categoria la gestione è assai più complicata oggi che durante il lockdown. Da Marzo oltre a chiudere le scuole erano chiusi anche molti siti di lavoro ed uffici. Pertanto per i genitori risultava più semplice gestire la didattica a distanza dei figli potendo rimanere a casa anche loro.

Oggi invece la maggior parte dei lavori è ripresa e, anche se non a tempo pieno, i genitori si trovano costretti ad uscire la mattina per recarsi a lavoro. Quando si incappa però nella chiusura della scuola i problemi iniziano ad essere di non facile gestione. Si procede a fasi alterne tra congedi straordinari e smartworking per chi può, o a nonni e babysitter in altri casi. Questo accade perché l'attuale procedura non prevede per i genitori di un contatto diretto con un positivo, la quarantena quindi possono uscire ed andare a lavoro. In teoria.

Sui ragazzi, dal punto di vista didattico gli insegnanti registrano enormi lacune ed infinite difficoltà nel seguire una didattica continuamente frammentata e discontinua. Le principali difficoltà vengono registrate dai bambini delle prime classi elementari. Questi hanno perso metà anno di scuola materna e si ritrovano in una scuola nuova senza le basi di una scolarizzazione avvenuta.

Come conseguenza delle scuole chiuse dobbiamo tener presente anche la forbice sociale che andrà a crearsi. In Italia, quasi un alunno su dieci non segue mai le lezioni online; il 12,3% non ha un computer o un tablet per parteciparvi, e 4 su 10 vivono in abitazioni sovraffollate, senza spazi da dedicare allo studio. Proprio alla luce di questi dati Istat, il governo ha previsto diversi bonus Inps alle famiglie più in difficoltà.