Alla fine la sfiducia per il premier inglese Theresa May è arrivata. 48 lettere da parte di altrettanti rappresentanti del suo partito, i più euroscettici, hanno dato il via al processo.

La sfiducia

Questa sera la Camera dei Comuni potrebbe creare un nuovo colpo di scena, forse il più eclatante, nella tormentata vicenda. Intanto la sterlina, pur rimanendo soggetta alle incertezze di una hard Brexit che si sta concretizzando, guadagna terreno (+0,3% a 1,2498 sul dollaro) nell'attesa del verdetto che si saprà immediatamente dopo la chiusura delle votazioni. Qualora la May dovesse perdere, allora sarà nominato un suo successore ma, in caso contrario, le disposizioni prevedono che nessuna nuova mozione contro il premier potrà essere presentata per il prossimo anno, il che, paradossalmente, metterebbe al sicuro l'incarico per i prossimi 12 mesi, i più cruciali. Il 21 gennaio, infatti, Londra dovrà ufficializzare la sua posizione verso Brexit, mentre il 21 marzo si avrà l'addio definitivo.

Hard Brexit?

Sempre che le cose non cambino ulteriormente strada, portando tutti ad un secondo referendum che potrebbe anche cancellare i risultati del primo. Infatti il 23 giugno del 2016, giorno della consultazione, il risultato vedeva il fronte del Leave vincere con poco meno del 2% di scarto (51,9%) contro coloro che, invece, preferivano restare. Un voto che disegnava una Gran Bretagna divisa metà anche socialmente, con i voti delle grandi città e di Scozia e Irlanda a favore dell'Unione. Nel frattempo, anche grazie a numerosi report che sono stati pubblicati nel frattempo, oltre all'allarme della banca centrale inglese che teme un -8% del Pil nel 2019, gli equilibri potrebbero essere cambiati.