Lo shutdown si avvia al 22esimo giorno e nessuna delle due parti in causa sembra voler arretrare di un millimetro.

Il casus belli

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump pretende lo stanziamento dei fondi per la costruzione del muro al confine con il Messico arrivando a minacciare la dichiarazione dello stato di emergenza. Un escamotage che gli permetterebbe di usare i fondi del Pentagono scavalcando di fatto il Congresso. Dall’altro lato, però, la Camera a maggioranza democratica dal 3 gennaio, si rifiuta di approvare ogni finanziamento al progetto. Al centro la manovra finanziaria che dovrà sancire anche il tetto del debito che, negli Usa, deve avere il nulla osta del Congresso. Non avendo approvato i bilanci di spesa molti uffici amministrativi si sono trovati costretti a chiudere. Risultato: 800mila dipendenti statali a casa senza stipendio.

L'onda d'urto

Ma l'impatto di tutto questo si espanderà ben oltre. Prima di tutto partendo dal rating. Di qualche giorno fa la notizia di Fitch, l’agenzia di rating, pronta ad un downgrade sul giudizio di credito statunitense qualora lo shutdown dovesse proseguire. Intanto però il conto rischia di salire ed essere molto salato. Quanto? Le stime del capo dei consiglieri economici della Casa Bianca parla di circa 1,2 miliardi di dollari alla settimana mentre altre disegnano un quadro ben peggiore, qualcosa come $ 13 miliardi al mese, o $ 430 milioni al giorno. Il risultato include non solo i salari non pagati per i dipendenti pubblici  ma anche i programmi federali di assistenza al reddito che potrebbero presto esaurirsi. Ma allo stesso tempo si escludono le agenzie governative minori.