La vittima più illustre dello shutdown, almeno fino ad ora, è stata Davos. O per meglio dire la delegazione statunitense che avrebbe dovuto raggiungere la cittadina svizzera per il consueto meeting economico. Inizialmente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe dovuto farne parte. Salvo poi cambiare idea e attribuire la colpa allo shutdown, ovvero ai democratici. Gli ultimi risvolti di ieri, però, fanno presagire che le tensioni tra le parti peggioreranno e che quindi il blocco delle attività potrebbe proseguire ancora a lungo. 

Caos Davos

La delegazione Usa, che doveva comprendere anche il ministro degli Esteri Mike Pompeo e quello del tesoro Steven Mnuchin rimarrà a casa. Dopo la presentazione della nuova strategia di difesa antimissile degli Stati Uniti fatta dal presidente in persona al Pentagono, quest’ultimo ha cancellato la disponibilità dell'aereo militare concessa alla speaker della Camera Nancy Pelosi per un viaggio in Afghanistan che poi sarebbe dovuto continuare anche in Belgio ed Egitto. Apparentemente sembrava (e sembra tuttora) una ripicca per quella lettera che la stessa Pelosi aveva inviato a Trump chiedendo un rinvio del discorso sullo stato dell'Unione a "data da destinarsi". In questa occasione, infatti, il Congresso si troverà in seduta plenaria insieme a giudici e ministri. Un evento che richiede una copertura di sicurezza speciale. Ovvero figure che si rifanno ad agenzie attualmente chiuse per lo shutdown.  
Ovviamente lo stesso trattamento imposto alla speaker (trattamento peraltro unico nella storia), per essere giustificato, è stato esteso a tutti i rappresentanti politici. Da qui l’addio della partecipazione statunitense. Ma anche alle speranze di poter riappacificare i toni del conflitto.