Sicuramente la seduta di giovedì 13 verrà ricordata a lungo (per quanto la memoria degli operatori finanziari sia, alla bisogna, sufficientemente corta). Non è cosa di tutti i giorni infatti assistere a una escursione del Dax future di 300 punti, per non dire di Eurostoxx (89 punti).

Si assiste, dalla fine della scorsa della scorsa settimana, a una recrudescenza/combinato congiunto di alcuni fattori destabilizzanti per la tranquillità dei mercati finanziari.
1. La Cina non cammina più con lo stesso passo. La contrazione dell’economia rischia di avere serie ripercussioni non solo sulla capacità di attrarre export dall’area europea ma anche di compromettere la solidità del sistema bancario di laggiù, con alcuni default per adesso controllati, ma riverberati sulle aziende che operano nel settore dei metalli.
2. Conseguentemente il prezzo del rame ha subito un tracollo, passando in una settimana da quota 305 a 290 circa.
3. Il rame è componente industriale, e meno richiesta di rame significa rallentamento della domanda e produzione industriale; non si vede come questo possa fare bene alle borse.
4. Dulcis (per modo di dire) in fundo l’esplosiva situazione geopolitica in Ucraina, ben lontana dall’essere risolta.

Più che le borse americane, comunque in sensibile arretramento, ne fa le spese il listino tedesco, di per sé rappresentativo di aziende votate all’export, e che per giunta patiscono la forza di un euro, per adesso ben al di sopra di 1,3800 (sfiorato ieri quasi 1,4000). La deriva del Dax dal 25 di febbraio è davvero raccapricciante. Adesso siamo appesi ad una trendline di lungo termine, sulla quale però il listino tedesco è arrivato con troppa velocità per fermarsi agevolmente, a meno di news al momento attuale non prevedibili.