Ieri i mercati hanno vissuto la seconda giornata della nuova era. Non si pensi che il termine usato sia eccessivo, poiché se Trump dovesse realizzare anche solo metà del suo programma elettorale, imprimerebbe una svolta epocale all’andamento dell’economia mondiale e dei mercati finanziari.

Tranquillizzo subito i miei lettori. Non sono saltato sul carro del vincitore. Che questa svolta realizzi un aumento del benessere e della pace per il mondo intero non sono affatto convinto. Anzi, credo che nel medio termine creerà danni che si aggiungeranno a quelli prodotti dalle precedenti generazioni di politici.

Ma certamente di svolta epocale si tratterà, se Trump farà seguire i fatti alle promesse, perché in tal caso dovrebbe imprimere un ribaltamento notevole dello schema seguito finora dai suoi predecessori e ancora oggi dall’establishment europeo.

Lo schema che è andato in scena a partire dalla grande recessione del 2008 è così sintetizzabile (mi scuso per l’eccesso di sintesi):

  • reazione allo shock della crisi finanziaria con il salvataggio delle banche con soldi pubblici;
  • primo importante stimolo fiscale e monetario per fermare la recessione;
  • successivo affidamento alla politica monetaria del ruolo di stimolo, mentre i governi hanno attuato politiche di risanamento dei bilanci (tiepide in USA, più robuste in Europa);
  • sostegno alla new economy tecnologica e alla conversione energetica con fonti rinnovabili;
  • mantenimento della globalizzazione, seppur in presenza di forti elementi di disturbo sociale (l’impoverimento della classe media) e geopolitico (terrorismo e guerra mondiale a macchia di leopardo).