Cambiano le regole per lo smart working. No, anzi. Rimangono quelle di adesso: la scadenza del 15 ottobre è stata spostata al 31 dicembre 2020. Fino a quella data rimarranno valide tutte le regole dello smart working semplificato. Fino al 31 gennaio 2021, invece, continueranno ad essere valide tutte le disposizioni emergenziali che sarebbero state previste fino al 15 ottobre.

A febbraio, invece, si spera che si possa tornare finalmente alla normalità. Più che altro perché significherebbe che l'emergenza coronavirus sia passata completamente. Da quella data - salvo proroghe - le aziende non avranno più la possibilità di collocare i propri lavoratori in smart working in modo unilaterale, ma soprattutto senza che siano sottoscritti fli accordi individuali previsti dalla legge 81/2007. Da febbraio, per poter collocare in smart working i lavoratori, le aziende dovranno farlo attraverso le regole ordinarie, ossia prevedere un accordo firmato dai singoli dipendenti, nel quale siano fissate tutte le modalità di esecuzione della prestazione al di fuori dei locali aziendali. Ma soprattutto specificare quali siano gli strumenti da utilizzare, quali i tempi di riposo e assicurare tutte le misure per poter godere del diritto alla disconnessione. 

Smart working e figli in quarantena!

Continuano a rimanere in vigore le regole sullo smart working per quanti abbiano dei figli con meno di 14 anni in quarantena. Il genitore, che sia un lavoratore dipendente, ha la possibilità di svolgere la propria prestazione lavorativa con lo strumento dello smart working per tutta la durata o parte della durata corrispondente alla quarantena del figlio convivente, purché questo abbia meno di 14 anni e sia stata disposta dal Dipartimento di prevenzione della ASL territorialmente competente, a seguito di contatto verificatosi all’interno del plesso scolastico.

Nel caso in cui la prestazione lavorativa non possa essere svolta con la modalità dello smart working, uno dei due genitori avrà la possibilità di astenersi dal lavoro per il periodo che corrisponde alla quarantena del figlio. Nel momento in cui dovesse manifestarsi questo caso, al genitore che usufruisce della possibilità di assentarsi dal lavoro per accudire il figlio, è riconosciuta un'indennità pari al 50% della retribuzione. Dobbiamo, però, ricordare che questo beneficio, che è stato introdotto dal Decreto Legge 111/2020, sarà riconosciuto solo e soltanto per periodi compresi entro il 31 dicembre 2020.

Dipendenti pubblici e lavoratori disabili: cosa cambia per loro?

Anche per i dipendenti pubblici la normativa ha prorogato fino al 31 dicembre 2020 la possibilità di usufruire dello smart working. Potrà essere coinvolto almeno il 50% dei dipendenti della Pubblica Amministrazione, purché abbiano delle mansioni che possano essere svolte da casa.

Non sono stati dimenticati nemmeno i lavoratori disabili. In questo caso, dopo il 15 ottobre si potranno stipulare degli accordi con le rappresentanze sindacali aziendali, che regolamentino il ricorso allo smart working. Potrà essere previsto un percorso che dia la priorità ai lavoratori con handicap o che stiano assistendo a dei familiari che siano in queste condizioni. Nel caso in cui non vi siano degli accordi aziendali, continuano a rimanere in vigore tutti gli obblighi di legge.

Smart working: cosa accadrà dopo la pandemia?

Stando alle indiscrezioni che stanno circolando in queste ore, non ci dovrebbero essere ulteriori proroghe dopo il 31 gennaio 2021. In quella data - salvo ripensamenti - dovrebbe scadere lo stato di emergenza sanitaria. Lo smart working semplificato, invece, scade a fine anno. Dal 1° gennaio 2021 aziende e lavoratori dovranno sottoscrivere nuovi accordi per poter continuare ad usufruire del lavoro agile. Negli accordi si dovrà definire gli orari di lavoro, quanti giorni a settimana si dovrà lavorare attraverso lo smart working. Tutte regole che fino ad oggi sono state disattese. Le aziende che al 1° febbraio non avranno sottoscritto degli accordi con i propri dipendenti, non potranno fare più ricorso allo smart working.

I numeri di casi di positività da Coronavirus hanno imposto uno slittamento al 31 dicembre dello stato di emergenza sanitaria e di conseguenza a una proroga delle regole semplificate per lo smart working - spiega Rosario De Luca, Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro -. Dopo sette mesi di smart working emergenziale è necessario iniziare a ragionare su come promuovere il vero smart working, che finora hanno praticato molti pochi lavoratori. Ciò significa utilizzare il know-how acquisito in questi mesi al fine di innovare i processi e l’organizzazione del lavoro ripensando procedure, sistemi premiali, il rapporto tra tempi e risultati, e le stesse modalità del lavoro da casa, che dovrà inevitabilmente combinarsi con quello in presenza, in una modalità mista.