Non è solo George Soros a lanciare l'allarme sull'Italia, anche Societe Generale  non si fida molto del nostro paese.

I cigni neri di Socgen

Sono tornati. I cigni neri, che solitamente si alzano in volo alla fine e all'inizio di ogni anno, questa volta virano sui cieli dei mercati estivi. Ad evocarli, uno studio di Societe Generale che illustra gli eventi, positivi e negativi, che potrebbero cambiare le performance di molti asset finanziari. E come spesso accade, le view negative superano del doppio quelle positive. Infatti sono ben 7 i cigni neri che vincono numericamente sui 3 cigni bianchi, ma la cosa più preoccupante è che tra loro uno riguarda proprio la situazione italiana.

Nell'outlook sull'economia mondiale parte da quello che appare come il problema più grave e statisticamente più probabile: il rallentamento, se non addirittura il freno totale, delle riforme fiscali in Usa. L'amministrazione Trump è da tempo bloccata su questo scoglio: inizialmente il problema era rappresentato paradossalmente proprio dalla vastità del programma di riforma, vastità i cui particolari tecnici non sono mai stati specificati se non a grandi linee. A questo si aggiunga anche la storica ritrosia dei repubblicani verso i considerevoli tagli e le ancora più radicali semplificazioni fiscali che, a loro volta, insieme alla vasta serie di investimenti pubblici proposti dal presidente, avrebbero fatto esplodere, sul lungo periodo, un debito pubblico già ai massimi storici.

I numeri

Ebbene alla possibilità che non arrivi nessun bazooka fiscale, Socgen attribuisce una percentuale del 30%. Poco meno (25%) viene attribuita al fattore politico europeo, inteso come elemento destabilizzante e potenziale fonte di rischi. Impossibile non citare anche la Cina: il gigante asiatico potrebbe ancora inviare segnali di rallentamento nei prossimi mesi con quella crescita che, sebbene attestata al 6,5%, non è certo vista come in aumento per il futuro. L'hard landing di Pechino, infatti, non è certo un evento superato e per questo motivo Socgen non esita ad attribuire una possibilità del 15% che si verifichi. La possibilità di un'azione riformista sul Vecchio Continente resta una possibilità remota a cui viene dato non più le 5% di probabilità che si realizzi. Una piccola spinta, però, potrebbe arrivare dalle aziende private e dall'aumento dei loro investimenti sull'onda di una fiducia generalizzata verso la ripresa, eventualità cui Socgen concede il 10%. Ma la prospettiva positiva trova inesorabilmente i suoi ostacoli nelle incertezze politiche: la presenza di partiti contrari all'establishment resta una spada di Damocle che si ripresenta ad ogni consultazione elettorale, prima fra tutte quella italiana in arrivo.