Rappresenta uno dei temi di scontro e dibattito politico tanto controversi quanto spocchiosi di cui sentiamo parlare almeno da due decenni. Le provincie italiane: a cosa servono, quanto costano e perchè continuano ad esistere. Proviamo a fare luce su questo annoso tema politico che periodicamente riemerge nel confronto dialettico tra i vari partiti italiani. Qualche constatazione e qualche numero: le provincie purtroppo sono menzionate all’interno della Costituzione Italiana all’articolo 118 il quale attribuisce loro specifiche funzioni amministrative, ambiti di competenza ed una propria autonomia finanziaria per lo svolgimento delle loro funzioni, questo significa che sono anche dotate di potere impositivo nel rispetto del quadro normativo che contraddistingue il sistema tributario nazionale. Dall’Unità d’Italia, quando vennero concepite inizialmente come deputazioni provinciali, sino ai giorni nostri il loro numero è andato costantemente in ascesa, passando dalle 59 del 1861 alle attuali 107 del 2019. Per dare un metro di giudizio solo negli ultimi 45 anni sono state create 22 nuove provincie, tuttavia rientrano in questa definizione di ente territoriale anche le città metropolitane, le province autonome ed i liberi consorzi provinciali. Potrà sembrare strano sentirselo dire ma le province in Italia sono state compromesse nelle proprie funzioni a partire dal 1970 quando vennero concepite le regioni come enti territoriale amministrativi.

In buona sostanza le regioni, pur menzionate nella Costituzione italiana, ebbero proclamazione amministrativa con un ritardo di quasi 25 anni dall’approvazione del testo costituzionale, questo in quanto lo stato centrale era reticente a perdere il proprio accentramento di potere demandandolo ai nuovi enti periferici a connotazione regionale: le prime elezioni dei consigli regionali infatti ebbero luogo nel 1970. In sintesi pertanto le provincie amministravano il territorio di competenza da molto prima che arrivassero le regioni, questo addirittura ancora durante il Regno d’Italia. L’entrata in scena delle regioni muta pertanto l’assetto di governo del territorio nazionale. In origine infatti la provincia si occupava di numerose funzioni di amministrazione territoriale come la tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche, la valorizzazione dei beni culturali, la protezione della flora e della fauna, l’organizzazione dello smaltimento dei rifiuti, il controllo degli scarichi delle acque, i servizi di igiene e profilassi pubblica e addirittura la formazione professionale. Le funzioni residue che oggi rimangono ancora di competenza delle provincie sono la protezione civile, l’organizzazione della rete scolastica, alcuni servizi legati alla gestione dei trasporti (come la vigilanza sulle strade, il rilascio di licenze e gli esami di idoneità alla guida), la gestione di alcuni aspetti del mercato del lavoro come gli uffici di collocamento ora ridenominati centri per l’impiego.