Perché il Regno Unito possa dirsi ufficialmente fuori dall'Unione Europea ci potrebbero volere anche 5 anni, il processo di divorzio fara molto male a entrambe le parti e soprattutto: la Brexit rischia di distrarre dai problemi più urgenti del nuovo blocco dei 27.  

E' questa l'opinione del miliardario-filantropo George Soros, che durante il Brussels Economic Forum, e parallelamente in un editoriale sul sito di analisi politica Project Syndicate, è tornato a manifestare la preoccupazione per quella che considera la "crisi esistenziale" del progetto di integrazione europea.

Il potere "distraente" della Brexit

La Brexit "farà di sicuro un immensi danni a entrambe le parti," ha spiegato Soros, che si è anche detto convinto che i negoziati per la separazione coi britannici potrebbero richiedere molto più tempo rispetto ai due anni previsti.

"Cinque anni sembrano un tempo più verosimile", dice, con l'invito ai funzionari europei a mettere da parte nel frattempo qualsiasi intento punitivo verso Londra e a concentrarsi piuttosto su un percorso di autoriforma della stessa UE, che potrebbe persino portare a nuove soluzioni per ridefinire il rapporto dei britannici con l'UE.

I negoziati formali cominceranno proprio questo mese, dopo le elezioni convocate a sorpresa da Theresa Mau per l'8 giugno, ma sono partiti male con le discussioni sul conto che il Regno Unito sarebbe tenuto a pagare.

Problemi e soluzioni

Più in generale, Soros offre il ritratto di un'Europa accerchiata da potenze ostili ai suoi valori fondativi - la Russia di Putin, la Turchia di Recep Tayyip Erdoğan, e a sud l'Egitto di Al-Sisi; ma anche minacciata nel suo interno da una cattiva gestione delle strutture comunitarie, che hanno fatto dell'UE "l'opposto di ciò per cui era stata inizialmente creata": doveva essere una associazione di Stati disposti a cedere una parte di sovranità per il bene comune, ma si è trasformata in una specie di vigilante occhiuto, con i paesi creditori che imponendo una politica di austerità rendono praticamente impossibile ai Paesi debitori ripagare i loro debiti.